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Non vi chiamo più servi... ma vi ho chiamato amici (Gesù)





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IL TEMPO È ARRIVATO, BISOGNA DARSI DEGLI OBIETTIVI

“Siano in molti coloro che vivono in pace con te, ma i tuoi consiglieri uno su mille. Se intendi farti un amico, mettilo alla prova; e non fidarti subito di lui. C’è infatti chi è amico quando gli fa comodo, ma non resiste nei giorni della sventura” (Sir 6,6-8).

La logica del mondo suona così: lotta, vittoria, trionfo, ma per una corona corruttibile (cfr 1 Cor 9,25); la logica di Dio è ben diversa: lotta, sconfitta, vittoria, trionfo, ma in vista della corona incorruttibile (ibidem). Da quest’espressione tanto cara a don Carlo, parte il nostro articolo riguardante l’incontro del gruppo “La Luce” di martedì 10 marzo 2015. Un momento fortissimo di annuncio, preghiera e riflessione, confessione e rinnovati propositi di partenza per l’evangelizzazione. Dopo l’invocazione dello Spirito Santo, don Eligio ha animato un cenacolo sul racconto evangelico dei dieci lebbrosi guariti dal loro male (Lc 17,11-19), dove uno solo torna a ringraziare Gesù per il dono ricevuto. Dal Vangelo sono stati tratti dei pensieri miranti a educare la coscienza dei nostri ragazzi secondo l’insegnamento di Gesù in un momento particolarmente importante per la loro crescita sia umana che spirituale.

Vs 11 “Durante il viaggio verso Gerusalemme, Gesù attraversò la Samaria e la Galilea”. Gesù attraversò… anche noi, come Gesù, stiamo facendo un cammino, e camminare significa NON RIMANERE FERMI. Anche noi di incontro in incontro siamo chiamati a camminare, a progredire, a non stare fermi, che non significa non camminare, ma fermarsi. Qui sta il grosso rischio di ogni gruppo: non capire i doni che il Signore ci fa ogni giorno e in ogni nostro incontro.

Vs 12 “Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi i quali, fermatisi a distanza...” Si fermano a distanza… anche noi stiamo imparando ad andare incontro a Gesù, ed è Lui che per primo viene verso di noi. Ci fermiamo a distanza perché spesso abbiamo paura che ci chieda qualcosa di troppo, mentre Lui è venuto per darci tutto!

Vs 13 “Alzarono la voce, dicendo: Gesù maestro, abbi pietà di noi!”. Quando uno vuole raggiungere un obiettivo, soprattutto se è stanco o amareggiato, non si ferma davanti a nulla, se necessario alza la voce e va avanti. Ma per andare avanti con coraggio, bisogna imparare a mettersi in ginocchio davanti a Gesù. Chi impara a mettersi in ginocchio con umiltà, saprà stare in piedi con decisione. I lebbrosi attirano l’attenzione di Gesù perché si riconoscono bisognosi di Lui. Così succede a noi quando ci riconosciamo peccatori, che vuol dire rendersi conto di quello che siamo realmente.

Vs 14 “Appena li vide, Gesù disse: Andate a presentarvi ai sacerdoti. E mentre essi andavano, furono sanati”. E' l’obbedienza della fede e il risultato che ne deriva. Nel nostro cammino verso la santità, dobbiamo passare per le” vie ufficiali”, attraverso il ministero della Chiesa: la guarigione di Gesù si trova soprattutto nella confessione e nella comunione. Cercare altre vie, soprattutto oggi, potrebbe essere pericoloso. Se solo sapessimo vederlo, quanto aiuto arriverebbe in ogni nostro gruppo, in ogni nostro incontro!

Vs 15 “Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce”. Uno su dieci torna a dire GRAZIE per il dono della guarigione. Si sottolinea la necessità di operare delle scelte personali, uniche. Non importa se siamo tanti o pochi, se gli altri fanno o non fanno la nostra stessa scelta. Noi dobbiamo essere capaci di unicità e di andare controcorrente, quando necessario.

Vs 16 “Si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Era un Samaritano”. Uno su dieci ha veramente accolto il dono ricevuto da Gesù e ha deciso di cambiare vita, di non tornare alla situazione di prima, cioè al tra tran quotidiano che non porta a nulla. La guarigione portata da Gesù è conversione, cambiamento, novità di vita! Succede anche a noi, nel gruppo del martedì: non possiamo limitarci ad essere bravi durante i nostri incontri ed essere persone diverse in ogni altro momento. Se si accetta che il Signore entri nella nostra vita, bisogna saper cambiare lo stile del nostro pensare, del nostro parlare e agire. Non è facile né scontato. Un cristianesimo “all’acqua di rose” o “comodo”, come sta insistendo Papa Francesco, non porterà a nulla e spegnerà la fiamma dell’ardore iniziale.

Vs 17 “Ma Gesù osservò: Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono?”. La constatazione di Gesù, mista ad un velo di amarezza per l’ingratitudine umana, è anche una chiara dimostrazione della nostra piena libertà di azione. Noi possiamo agire in tutta libertà e Lui, oltre a meravigliarsi delle nostre scelte, non potrà che rispettarle. Così ha deciso! Pur con la Sua onnipotenza e onniscienza, di fronte alla nostra libertà non potrà fare altro che gioire per il bene accolto, o meravigliarsi della nostra incredulità e ingratitudine.

Vs 18 “Non si è trovato chi tornasse a render gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?”. Di quante cose ci stupiremo quando vedremo Dio faccia a faccia e ci mostrerà come “funzionano” le cose nel Suo Regno! Ci sarà il capovolgimento delle nostre categorie umane! Di tutti uno solo, e per di più non appartenente al popolo eletto, ha colto la bellezza e la grandezza di essere, o di tornare ad essere, creatura nuova. Quando la fede non è vissuta come una novità, ma come apatia, allora nulla attira di tutto ciò che è vero, bello, buono e grande, di tutto ciò che può far piacere a Dio.

Vs 19 “E gli disse: Alzati e va; la tua fede ti ha salvato”. Quando Gesù viene preso sul serio, quando ci si fida di Lui, allora non si può che approdare al dono della fede, che renderà possibile anche quanto crediamo impossibile: la novità duratura di vita. La Mamma ci aiuta ad arrivare fin qui, ci porta Gesù; tocca a noi accogliere la Sua Parola, fidarci di Lui, fare della nostra vita una costante novità per ogni uomo che Lui ci farà incontrare.

Un episodio evangelico veramente stupendo! Calato nel nostro cammino di gruppo in un momento molto importante per alcune decisioni che i nostri ragazzi sono chiamati ad operare. Di seguito riportiamo alcuni pensieri emersi nel gruppo dopo l’ascolto del cenacolo.

LORENZO: È importante allenarsi nel saper ringraziare perché questo fa bene e ci aiuta a maturare l’attenzione verso gli altri e verso Dio. Ed è altrettanto importante controllare il nostro orgoglio perché spesso fa solo del male. Credere, fidarsi di Gesù è l’unico modo per non perdersi.

ALEX: Per allontanarsi da tutto ciò che è male, ci vuole una grande forza di volontà e il coraggio di non mollare quanto di buono si è iniziato, a qualunque costo!

LUIGI: Spesso, purtroppo, se non si arriva a toccare il fondo dei nostri errori, è difficile smettere ciò che è sbagliato!

IOSIF: Se uno non riesce a dominare il proprio orgoglio, difficilmente ammetterà i propri sbagli, e così facendo non potrà mai migliorare.

PIETRO: Quando si commette uno sbaglio bisogna arrivare ad ammettere il proprio errore, il proprio peccato, confessarlo e proporci di non ripeterlo in avvenire. Questo diventa il cammino della maturità spirituale, e questo è quello che si propone il nostro gruppo.

GUILLERMO: Quando noi pensiamo di stare bene, corriamo il rischio di smettere di pregare. Così facendo ci si indebolisce per quei momenti di maggior fragilità, quando è indispensabile la forza della preghiera per non cedere. Quando avremo il coraggio di ringraziare sempre, allora sentiremo ancora più forte il bisogno di pregare sempre!

MAURO: Troppe volte quello che ci manca è l’amore verso Dio. Ci possiamo innamorare di Lui e dell’ideale del Suo Regno solamente allenando il nostro cuore con la preghiera costante.

SALVATORE: Quante esperienze vogliamo fare perché riteniamo che siano importanti e poi scopriamo che sono insignificanti. Se ci poniamo davanti a mete alte e precise, diventa via via più facile saper riconoscere quali sono le esperienze superficiali. Più ci arricchiamo dentro di noi, più assomigliamo a un calice che trabocca e ciò che fuoriesce diventa puro dono. Questo lo si ottiene con la preghiera: se non si prega l’anima si spegne e agli altri non possiamo dare niente. E si ricade con facilità nel peccato.

SOFIA: Diventa sempre più importante avere degli obiettivi, e uno di questi è imparare a pregare bene. Considerando la mia vita passata, questo non è un obiettivo semplice, ma è l’unica strada per riuscire a fare qualcosa di veramente importante. A questo punto del mio cammino, se rimandassi ad un altro momento, perderei un’occasione troppo importante.

STEFANO: All’inizio di un cammino impegnativo come questo è difficile vedere risultati immediati. Ci vuole tanta pazienza e rinnovato coraggio a non mollare, e con il tempo si vedranno risultati grandi e sorprendenti.

SIMONE: Da un po’ di tempo sto sperimentando che le cadute sono necessarie perché non si rimane per terra, ma con l’aiuto di Dio ci si rialza e si diventa ancora più forti. Tutta la nostra vita diventa ricerca della felicità piena che viene solo da Dio.

Al termine di un incontro così bello possiamo solo dire: “L’anima mia magnifica il Signore” (Lc 1,46).


Aggiunto: Marzo 15, 2015
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QUANTA GRAZIA DI DIO DOMENICA 8 MARZO 2015! ANCORA ADESSO NON FINIAMO DI STUPIRCI

“Signore, tu sei il mio Dio; voglio esaltarti e lodare il tuo nome, perché hai eseguito progetti meravigliosi, concepiti da lungo tempo, fedeli e veri” (Is 25,1).

Ogni domenica è bella perché è il Giorno del Signore, ma quella dell’otto marzo è stata, a dir poco, bellissima! La condividiamo con voi. La domenica sera è il momento della settimana nel quale si raduna il gruppo “Piccolo gregge. Questa volta, per tutti coloro che avessero voluto registrare i salmi da mettere sul nostro sito, l’invito era di ritrovarsi per le ore 17 a casa di Marcello ed Emiliana, a Piobesi d’Alba (CN). Fedelmente lo staff ha risposto bene e siamo riusciti a registrare ben quattro salmi, tre prima e uno durante il consueto incontro.

Dalle ore 17.00 circa fino alle 19,30 c’è stata la registrazione dei salmi 48, 51, 52, 53 e al termine abbiamo mangiato una buona pizza offerta da Marcello, Emiliana e Lorenzo. Questo è sempre un bel momento di agape fraterna, durante il quale si intrecciano amicizia e piani d’azione per l’evangelizzazione. Così è arrivato il momento del consueto incontro, che abbiamo vissuto ancora a casa di Marcello. Il programma è stato intensissimo: dopo l’invocazione dello Spirito Santo abbiamo cantato, pregato e registrato il salmo 54 “L’amico che tradisce”, un tradimento acuto che ferisce nel profondo il cuore del salmista, vittima di accuse calunniose. Di fronte all’assalto della malvagità umana, egli affida a Dio le sue inquietudini e la sua indignazione, la sua sete di giustizia e la sua piena fiducia in Lui. (Il salmo completo si può ascoltare cliccando il link: preghiera GAM in famiglia). Al salmo è seguita la recita della Prima decina del Rosario.

Abbiamo poi ascoltato la riflessione di Papa Francesco che ha preceduto la preghiera domenicale dell’Angelus: un vero e proprio gioiello. Commentando il vangelo del giorno tratto da S. Giovanni 2,13-25 “la cacciata dei venditori dal tempio” da parte di Gesù, il Papa ha parlato della necessità di fare pulizia dentro di noi. Citiamo testualmente le sue parole: “Gesù non bastona mai. Gesù farà pulizia con tenerezza, con misericordia, con amore. La misericordia è il suo modo di fare pulizia. Lasciamo che il Signore entri dentro di noi con la sua misericordia, non con la frusta, no, con la sua misericordia, a fare pulizia nei nostri cuori. La frusta di Gesù con noi è la sua misericordia.
Apriamogli la porta perché faccia un po’ di pulizia”. E ha concluso con un saluto e un elogio bellissimo alle donne in occasione della loro festa. (Il video dell’Angelus si trova anch’esso nell’homepage cliccando Angelus). All’ascolto dell’angelus è seguita la Seconda decina del Rosario.

Come terzo momento abbiamo preso, sempre dal nostro sito, l’articolo riguardate l’incontro di domenica scorsa al quale, per diversi motivi, non erano molti i presenti. Il desiderio era quello che tutti i componenti del gruppo potessero attingere alla ricchezza di quel semplice e intimo incontro.
È stato bello ascoltare il testo letto da Emiliana e spaziare con la mente e con il cuore in tutti i “luoghi” citati nelle varie intenzioni. Non sembra possibile che ad ogni incontro si riescano a trasmettere così tanti contenuti! (Per leggere l’articolo integrale cliccare su NEWS e cercare “Quanto finora letto era a Nocera Umbra,mentre ad Alba…”). All’ascolto dell’articolo ha fatto seguito la Terza decina del Rosario.

Il quarto momento è stato dedicato ai consueti GRAZIE, riassuntivi di quanto vissuto sia nell’incontro che nel recente periodo. Le Ave Maria recitate dopo il grazie personale di ognuno, hanno completato la Quarta decina del Rosario. Ecco le espressioni di gratitudine raccolte.

LORENZO: Grazie per la semplicità che ho respirato in questa stanza. Questa sì che è stata una serata trascorsa con una “vera famiglia allargata!”.

DAVIDE: Questo tempo trascorso con Gesù nel clima di una vera famiglia ci ha trasmesso tanta gioia. Grazie di cuore a tutti e per tutto!

TERESA: Ringrazio Gesù e la Mamma per questa famiglia che ci ha ospitato, famiglia tanto semplice e dal cuore aperto all’accoglienza. L’Ave Maria voglio offrirla per loro e per tutte le altre famiglie affinché sappiano avere e donare a tutti: pace, serenità e amore.

MARCO RED: L’eternità non mi basterà per ringraziare di essere stato chiamato a far parte del Movimento GAM. Quando oggi pomeriggio mi è arrivato il messaggio di Marcello che mi invitava a registrare i salmi, ho mollato tutto ed eccomi qui! Come sempre, mi sono trovato tra amici sinceri dove mai ci si sente giudicati. Apprezzati, invece, sì!

MARCELLO: Ringrazio perché abbiano vissuto questa giornata di domenica, consacrata al Signore, interamente nel Suo nome, ad iniziare dalla S. Messa di questa mattina, alla registrazione dei primi salmi, fino all’attuale incontro. Questa intera giornata dedicata a Lui non potrà che aiutarci ad iniziare molto bene anche la settimana lavorativa.

GUILLERMO: Ringrazio per avere avuto in dono un giorno in più di vita. Grazie per la vostra compagnia e per come riuscite a stare insieme.

DANIELA: Ringrazio tutti per questo momento così bello intriso di pace e di gioia.

EMILIANA: Anch’io ringrazio per la giornata di oggi e per la rinnovata esperienza dei salmi che considero una gioiosa fatica. Ringrazio di essere donna nella società, nella famiglia e cosciente di tutte le responsabilità affidatemi all’interno di essa, e anche nella famiglia più grande che è la Chiesa.

DON ELIGIO: Grazie per tutto e per tutti, e grazie per la preghiera di questo splendente salmo 54 che ha rinnovato dentro di me il profondo desiderio di non tradire mai, in nessun caso, la fiducia di un Amico. Grazie per il dono di Marilena e per il SÌ detto con tanta generosità alla Mamma Celeste.

Bene! Mentre noi eravamo in preghiera a Piobesi d’Alba, un gruppetto di missionari GAM, era a Canale in missione presso una famiglia. È tutta Luce che si diffonde, rischiara e ci guida nei sentieri della Vita. Sia benedetto il Nome del Signore ora e sempre.


Aggiunto: Marzo 12, 2015
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SAREBBE UN VERO PECCATO SE EPISODI COSÌ VENISSERO IGNORATI O DIMENTICATI

“Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare” (Mt 21,43).

È mercoledì mattina 4 marzo 2015, sono le ore 08,15 circa e alla spicciolata stanno arrivando gli ultimi alunni. Don Eligio chiede: “Chi tra voi legge bene così da fare la lettura?”. Tranne “io no”,”io non sono capace”, “io non mi oso”…, non riceve alcuna risposta affermativa. Dopo un comprensibile momento di imbarazzato silenzio, si ode la voce di un’alunna, si noti bene, di origine non italiana e, particolare ancor più interessante, di religione islamica. Dice con coraggio: “Leggo io!”. Segue un momento di silenzio ancor più imbarazzato. Solo dopo quest’offerta, salterà fuori un altro alunno dicendo: “Allora leggo io il salmo”. Questo il fatto accaduto quel mattino. Per capire bene, però, quanto è successo bisogna fare un passo indietro.
Qualche giorno prima, esattamente il 13 febbraio 2015, dell’ospedale di Asti è tornata alla Casa del Padre: Anna Maria Monticone, mamma della professoressa di lingua inglese, Carla Franco. Come atto di affetto e di partecipazione al suo dolore, don Eligio, collega della prof.ssa, agli alunni di una classe prima dove insegnano entrambi, ha lanciato la proposta di partecipare ad una celebrazione Eucaristica in suffragio di suddetta mamma. Gli alunni hanno accolto all’unanimità la proposta e così è stato fatto. Ascoltare questa ragazza musulmana proclamare la prima lettura tratta “dal libro del profeta Geremia”, e dire al termine “Parola di Dio”, ha suscitato in tutti stupore, meraviglia, rispetto. Nonché un sicuro insegnamento per tutti i suoi compagni di classe!

Un altro episodio è successo venerdì mattina 6 marzo 2015, questa volta durante l’ora di religione svolta in classe. Non più una classe prima, ma una terza. Per alcuni motivi legati ad una scelta ben precisa mirante ad educare a scegliere, don Eligio, senza dire nulla, non si alza per fare la consueta preghiera. Termina di compilare il registro elettronico e si accinge a tenere la lezione. Dalla classe non viene notato nulla di anormale. C’è però seduta vicino alla cattedra un’altra ragazza non italiana e anch’essa di religione islamica, dichiaratasi in modo aperto durante una lezione di religione: “Contenta di essere una musulmana osservante”. Con molta delicatezza si avvicina all’insegnante e gli chiede: “Ma, di solito non dite una preghiera prima di iniziare?”. Nessuno dei compagni l’ha udita perché ha parlato sottovoce, la preghiera non è stata recitata ma nessuno se n’è accorto.

Abbiamo pensato fosse una cosa buona che, questi due aneddoti che don Eligio ci ha raccontato, poterli condividere anche con i visitatori del nostro sito, lasciando poi ad ognuno le proprie riflessioni. Quanto abbiamo ancora da imparare e quanta strada abbiamo ancora da percorrere prima di sentirci “sale della terra e luce del mondo”, come ci vuole Gesù! (Cfr Mt 5,13-16).


Aggiunto: Marzo 10, 2015
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LA VITA NON SI COMPERA CON ASSEGNI DI MILIARDI

“Quando un ricco muore, con se' non porta nulla, ne' scende con lui la sua gloria” (Sal 48,18).

Quest’espressione del salmo 48 ispiro' al poeta Claudel la seguente annotazione: “Le cose mi lasciano a poco a poco e io a mia volta le lascio. Non si puo' che entrare spogli nei piani dell’Amore divino”. Tutte espressioni molto intense che ci introducono bene in quello che ha vissuto il gruppo “La Fede e' andar”, mercoledi' 4 marzo 2015. Il programma e' stato semplice nello svolgimento, ma intensissimo nei contenuti. Dopo aver invocato lo Spirito Santo, abbiamo cantato e pregato con il salmo 48 “Vanita' delle ricchezze”; un salmo che equivale a una meditazione sui veri valori della vita: la ricchezza e il successo, tanto apprezzati e ricercati dagli uomini, vengono inesorabilmente declassati dal salmista. Dietro lo splendore del successo e del denaro si apre la corruzione e la tragicita' della morte. (Il salmo completo, cantato e pregato, lo trovate nel link: La preghiera in famiglia). Dopo la preghiera del salmo, ad ogni versetto scelto e commentato, e' seguita l’Ave Maria e, al termine, un cenacolo in famiglia sulla Parola di Dio. Ne riportiamo ora ampi passaggi.
Vss 6-7: “Perche' temere nei giorni tristi, quando mi circonda la malizia dei perversi? Essi confidano nella loro forza, si vantano della loro grande ricchezza”. Nell’ambiente universitario sperimento la verità di queste espressioni quotidianamente. Nei giorni piu' tristi e difficili bisogna confidare in Lui altrimenti si rischia di esaurire le proprie risorse interiori. Stasera, la preghiera di questo salmo mi ha dato nuova forza, un rinnovato sprint! (Mattia L.)

Vs 11: “Vedra' morire i sapienti; lo stolto e l’insensato periranno insieme e lasceranno ad altri le loro ricchezze”. Mi ha colpito molto questo versetto perche' a volte ci crediamo migliori di altri, ma in realta' ne condividiamo la sorte finale. Queste espressioni ci invitano al distacco, alla liberta'.(Luca B.)

Vss 9-10: “Per quanto si paghi il riscatto di una vita, non potra' mai bastare per vivere senza fine, e non vedere la tomba”. Questi versetti mi hanno fatto pensare che molti ricchi credono di possedere chissa' che cosa, ma dimenticano di porsi la domanda piu' importante: “Alla fine della vita che cosa porteremo con noi?”. Resteranno i valori, ma se dentro si e' vuoti perche' si e' curata solo la parte esteriore, non ci sara' nulla da portare con se'. Il contadino Mazzaro', protagonista de “La roba” di Giovanni Verga , da povero divenne ricco in poco tempo, ed era molto fiero di poter mostrare a tutti le sue ricchezze. Quando si rese conto che stava per suonare anche per lui l’ora di partire da questo mondo, a tutta la sua roba accumulata disse: ”Roba mia vienitene via con me!”.
Ma come tutti, ahime', anche lui dovette lasciare tutto! (Fabrizio R.)

Vs 19: “Nella sua vita si diceva fortunato: -Ti loderanno, perche' ti sei procurato il bene-”. Questo salmo e' molto attuale perche' oggi e' molto facile creare amicizie e legami tra le persone, basati esclusivamente sul denaro. E' necessario riscoprire l’importanza dei sentimenti e dei valori veri che arricchiscono dentro e da cui nessuno ci potra' mai separare. (Fabrizio M.)

Vs 18: “Quando muore con se' non porta nulla, ne' scende con lui la sua gloria”. Sempre piu' spesso si desiderano il cellulare ultimo modello, la macchina piu' bella, i vestiti rigorosamente firmati... senza pensare che, quando si muore, potremo portare con noi solo il bene compiuto. (Riccardo P.)

Vss 7-8: “Essi confidano nella loro forza, si vantano della loro grande ricchezza. Nessuno puo' riscattare se' stesso, o dare a Dio il suo prezzo”. Questi versetti mi fanno ricordare l’ambiente dell’universita' dove puo' accadere di finire per sentirsi dei falliti. Ma poi, tutto questo “sapere” dove andra' a finire? Alla resa dei conti, se c’e' stato solo quello, a che giovera'? (Giulia T.)

Vs 12: “Il sepolcro sara' loro casa per sempre, loro dimora per tutte le generazioni, eppure hanno dato il loro nome alla terra”. Non conta se uno e' riuscito a fare tanti soldi perche' davanti a Dio conta il bene che uno ha fatto quand’era in vita. Fosse anche solo il dono di una vera amicizia data con disinteresse, questo e' gia' prezioso agli occhi di Dio. (Lorenzo T.)

Non c’e' un versetto in particolare perche' tutto questo salmo mi ha trasmesso la forza del Primo Comandamento “Non avrai altra divinita' all’infuori di Me”. Quando al buon Dio si sostituiscono denaro, successo, lavoro…, diverranno loro il “nostro dio!”. Se viene a mancare la presenza del vero Dio, si cerca di compensare con altro. Recentemente sono stato al cimitero per far visita ad alcuni parenti ed in quella occasione, mi sono riservato un po’ di tempo per riflettere. C’erano cappelle di famiglia, molte tombe per terra e altrettanti loculi, con tanti di nomi incisi sul marmo. Alcune scritte riportavano titoli nobiliari: Conte, Contessa, Onorevole, Monsignore, Cavaliere… Mi e' venuto spontaneo riflettere: davanti alla morte, a che serve “aggrapparsi” ad un titolo quasi a non voler essere dimenticati? Tra le tombe posate sulla terra e quelle piu' ricercate, di fronte alla realta' della morte, che differenza c’e'? Nessuna! “Vanita' delle vanita', dice Qoelet, vanita' delle vanita', tutto e' vanita' ”(vs2). Sempre recentemente, mi e' capitato di dovermi recare in una chiesa per partecipare ad una celebrazione. All’ingresso ho notato, posato su un tavolino, un grande cesto con la scritta “Cibo a lunga conservazione per i piu' bisognosi”. La chiesa era gia' gremita di gente, in preghiera in attesa che iniziasse la celebrazione. Mi e' balzata agli occhi un’immagine non certamente in sintonia con il Vangelo: il cesto era desolatamente vuoto, mentre tra i banchi c’erano parecchie signore avvolte in ricche pellicce. Una domanda mi ha accompagnato durante quella S. Messa: “Se tutti noi la' presenti avessimo fatto la nostra piccola parte, ci sarebbe tanta fame nel mondo, o un po’ di meno?”. Purtroppo il nostro egoismo ci acceca. (Adolfo M.)

Vs 15: “Come pecore sono avviate agli inferi, sara' loro pastore la morte; scenderanno a precipizio nel sepolcro, svanira' ogni loro parvenza: gli inferi saranno la loro dimora”. Davanti agli occhi di Dio non conta se una ha poco e l’altro ha di piu'. Se l’uomo si ferma all’apparenza, Lui, invece, guarda che cosa c’e' nel cuore. (Cfr 1 Sam 16,7). Se ci staccassimo un po’ di piu' dalle cose materiali per dedicarci a quelle essenziali, saremmo piu' umani e meno animali. (Andrea F.)

Anch’io non sottolineo qualche versetto in particolare, ma il salmo nel suo insieme mi ha fatto pensare alle parole di Papa Francesco quando diceva che “dietro un carro funebre non gli e' mai capitato di vedere un camion dei traslochi”. Anche se ora, io e mio marito Andrea, non disponiamo di alcuna grande ricchezza, dobbiamo pero' pensare sempre a come vogliamo indirizzare la nostra vita. Con le nostre scelte vogliamo aiutare a migliorare il mondo? Se crescendo maturiamo anche spiritualmente, il giusto distacco dalle cose sara' normale. Noi vogliamo dare importanza alla semplicita' e capire che solo attraverso la preghiera saremo aiutati a vivere nella liberta' dei figli di Dio. Questa sera vogliamo anche pregare per chi vive nella superficialita' e nella vacuita' delle cose materiali.

Dopo questa decina tanto intensa, sempre in preghiera, gli amici del gruppo hanno risposto alla seguente domanda: VOI GIOVANI DI OGGI, COME GUARDATE AL FUTURO? Ecco le risposte:

Con il cuore che desidera sognare ma che ha anche tanta paura.

Con ottimismo! In questo periodo sto realizzando le aspirazioni che sento dentro di me, mi sento sulla via giusta e voglio continuare sul percorso iniziato.

Non lo guardo con pessimismo e nemmeno con ottimismo. Mi sento abbastanza neutrale.
Preferisco metterlo nelle mani del Signore fidandomi di Lui. Il futuro non e' una mia competenza.

Guardo a noi giovani con ottimismo vedendo la nostra voglia di sognare e di agire per qualcosa di nuovo. E' l’andazzo del mondo che spegne questi nostri sogni e ideali. Al “mondo” non interessano i nostri sogni, pertanto non riusciamo ad elevarci, a lanciarci verso l’Alto.

Io sono speranzosa anche se sono cosciente che i sogni si dovranno scontrare con la realta'. Ma so che Dio c’e' anche per noi giovani, percio' non mi abbatto e vado avanti.

Io ho dei sogni, dei progetti, delle ambizioni; ma so anche che fuori da queste mura spesso il mondo che ci circonda e' una giungla. Se ci si ferma al pensiero che ad ogni angolo c’e' qualcuno pronto a “fregarti”, questo non farebbe che renderci pessimisti. Ma ho il dono della fede percio' non ho paura di cio' che la vita mi riservera'. Ci saranno dei momenti belli e altri piu' difficili, ma con l’aiuto del Signore, sono pronto a lottare per quello in cui credo. Se cadro' mi rialzero', ma la vita voglio affrontarla a testa alta.

Io guardando al futuro sono molto ottimista! So che altri ci contrasteranno ma, nonostante cio', bisogna andare avanti per far si' che si avverino i nostri sogni.


Aggiunto: Marzo 10, 2015
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PERCHÉ CERCARE ALTROVE QUANDO QUI C’È TUTTO E IN ABBONDANZA?

“La sapienza esalta i suoi figli e si prende cura di quanti la cercano. Chi la ama, ama la vita, quanti la cercano solleciti saranno ricolmi di gioia. Chi la possiede erediterà la gloria, qualunque cosa intraprenda, il Signore lo benedice” (Sir 4,11-13).

Anche quest’anno si sta avvicinando rapidamente il momento in cui, con gli alunni delle classi quinte, ci si saluterà definitivamente. I cinque anni di scuola superiore stanno terminando e dopo l’esame, i ragazzi si prepareranno ad entrare nel mondo del lavoro. È la famosa “ruota che gira”. Questi usciranno lasciando il posto a quelli nuovi che inizieranno il loro cammino, e così c’è chi termina e chi comincia. Don Eligio, cosciente di questa incontrovertibile realtà ha lanciato agli alunni di quinta M, corso Chimico Biologico di Neive (CN), la proposta di vivere le ultime ore di quest’anno in modo molto forte, per far sì che l’intenso lavoro svolto in questi cinque anni nell’ora di religione, abbia a lasciare una chiara impronta, per oggi e per il loro futuro. In modo che, se anche gli alunni andranno ognuno per la propria strada, non abbiano mai a dimenticare le belle e significative esperienze vissute insieme. Allora, perché non vivere insieme una S. Messa dove sentirci “un cuor solo e un’anima sola?” (At 4,32). La proposta è stata accolta con entusiasmo e, martedì 3 marzo 2015, l’ora di religione è diventata tempo di eucaristia, cioè di ringraziamento come significa la parola stessa.

La parola di Dio tratta dal Vangelo di San Matteo 23,1-12, i propositi dei ragazzi messi all’inizio della celebrazione sul corporale, il “segreto” delle poche gocce d’acqua unite al vino prima della consacrazione, le mani unite nel Padre nostro, l’abbraccio di pace e il grazie condiviso dopo la comunione, hanno reso la celebrazione UNICA e attivamente vissuta.
Due parole sull’annuncio della Parola di Dio: onestà e coerenza; prima di chiedere qualcosa agli altri è bene che siamo noi a farlo. Non caricare sulle spalle degli altri quei pesi che nel nostro caso non ci impegniamo a portare. Tutti devono o dovrebbero fare… ma per noi la cosa è diversa!
Attenti all’esteriorità e al formalismo perché ci portano solamente lontano dalla Verità, e perciò da noi stessi. Parola di Dio ad hoc se vista come verifica dei cinque anni e come nuova ripartenza, e tanti altri piccoli segni che, se seriamente interpretati e vissuti, aprono nuovi orizzonti.
Ecco ora la testimonianza diretta dei giovani presenti alla celebrazione.

LUCA B., GIOVANE GAM: Il momento che abbiamo vissuto è stato molto intenso e penso che sia una delle poche volte che degli studenti diciottenni si riuniscono insieme per partecipare alla Messa.

FABRIZIO M., GIOVANE GAM: Questa Messa è stata un’esperienza che, se presa nel modo giusto, può risultare utile anche a livello di classe. È stato un momento nel quale abbiamo messo da parte i nostri problemi e ci siamo sentiti uniti.

ANDREA C., GIOVANE GAM: Penso di non aver mai visto un sorriso così splendente sul volto dei miei compagni nel momento in cui li abbracciavo, le emozioni suscitate in me erano uniche come quelle dei momenti migliori. Ho sentito dentro di me il sentimento di volere bene a chi mi stava di fronte, cosa che nei cinque anni trascorsi è successa raramente e solo nei confronti di alcuni. È un vero peccato essere arrivati ormai a metà del quinto anno per sentire la gioia di provare queste sensazioni! Prendiamo anche da questo la parte migliore: meglio tardi che mai! Oltre a ciò è giusto aggiungere che tutto è avvenuto durante la Messa dove Gesù è presente in modo vivo e reale.
Questa presenza sacramentale non può essere ovunque e specialmente a scuola, pertanto di questo dobbiamo essere fieri.

LUCA A.: Questa celebrazione è stata un’esperienza nuova, un modo nuovo di vivere l’ora di religione del martedì, qualcosa che ci è servito per migliorare il nostro rapporto di classe. Un momento significativo e intenso di quest’esperienza è stato lo scambio di abbracci avvenuto tra tutti noi.

ARIANNA A.: È stata un’esperienza bellissima, ricca di emozioni e riflessioni interiori. Il momento più bello è stato quello dell’abbraccio. Per cinque anni con molti della classe non sono riuscita a dare un abbraccio così sincero, e farlo per la prima volta martedì scorso mi ha fatto molto emozionare. Personalmente penso che riusciremo a legarci veramente. Quest’anno ho fatto parecchie riflessioni e ho cercato di cambiare punto di vista, scoprendo così alcuni lati di miei compagni che mi hanno fatto pentire di aver tardato a cambiato il mio pensiero su di loro. Sì, ho scoperto dei lati molto belli. Ma ho anche notato “freddezza” in alcuni abbracci; spero che anche questi compagni, per essendo una piccola minoranza, capiscano l’importanza dei legami d’amicizia, soprattutto in questi che sono i nostri anni migliori. Porto un bel ricordo di questo martedì e penso, contrariamente al passato, che ci stiamo unendo.

LAURA P.: Ciò che abbiamo vissuto martedì scorso è stato unico! Mi ha colpito quando ci siamo scambiati l’abbraccio di pace; in quel momento, mentre abbracciavo ogni persona singolarmente, l’ho sentita disposta a creare un sincero legame. Abbracciare alcune persone mi ha reso molto felice perché era la prima volta che lo facevo in modo così sincero. Spero vivamente che questa esperienza sia solo il punto di partenza per legare di più, perché ho capito che vale davvero la pena creare un legame con tutta la classe.

STEFANO V.: È stata una bella esperienza vissuta tutti insieme, momento comunitario nel quale siamo stati uniti e sinceri.

VERONICA M.: L’incontro di martedì è stato un input per “riunire” la classe elevandoci al di sopra delle problematiche presenti in questo periodo.

LUCA S.: La Messa di martedì scorso è stata un’occasione nuova per stare insieme e anche per partecipare ad una funzione religiosa celebrata dal don che ci ha accompagnati in questi cinque anni di scuola. Spero che ognuno di noi faccia fruttare questa esperienza e mi auguro che possiamo essere amici anche dopo la fine della scuola. Nel tempo passato insieme intorno all’altare ho sentito un clima molto diverso da quello che provo normalmente in classe.

ALBERTO R.: È stata una bella esperienza, diversa dal solito. Si può dire che, per un certo senso, l’abbraccio che si siamo scambiati ci ha uniti e mi ha fatto piacere ricevere la Comunione eucaristica sotto la doppia specie del Corpo e del Sangue di Gesù. Esperienza da rifare se anche gli altri lo vogliono.

SASHKO S.: Questa Divina Liturgia è stata una bella esperienza, differente da tante altre cose che si possono fare. Un bel momento è stato l’abbraccio che ci ha uniti e fatto provare emozioni forti e speciali. Ho vissuto questo momento con felicità, in pace con me stesso e con la classe.

LUCA F.: Secondo il mio parere, quello di martedì scorso è stato il più bel momento di classe di tutti i cinque anni, soprattutto durante il momento dell’abbraccio. In quel momento non sembravamo “colleghi di lavoro”, ma amici.

ARIANNA P.: Quella di martedì scorso è stata davvero una bellissima esperienza nella quale siamo riusciti a stare insieme nella semplicità. Il momento più emozionante è quando ci siamo scambiati gli abbracci; ho sentito che eravamo proprio uniti ed è stato uno dei momenti più belli in questi cinque anni.

SIMONE M.: Questa esperienza mi è piaciuta perché l’ho trovata molto forte, e non pensavo potesse avvenire date le tante occasioni mancate nel corso dei cinque anni. Invece è stata un’esperienza piacevole e bella. Grazie, don Eligio, per tutto quello che fa!

Bene, amici carissimi, concludiamo quest’articolo così bello e luminoso, con un’espressione di Simone Weil: “Un quarto d’ora d’attenzione al prossimo vale molte opere buone”. E con un proverbio cinese a completamento: “Se guadagni dieci monete, prendine nove per avere di che vivere. Con la decima acquista dei fiori per dare a qualcuno una ragione per vivere”.
L’intenzione è quella di vivere altri momenti significativi prima che termini il nostro percorso scolastico. Vi terremo aggiornati!


Aggiunto: Marzo 10, 2015
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Messaggio
ED INVECE IL MARTEDÌ SERA AL GRUPPO “LA LUCE”

“La lucerna del corpo è l’occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce; ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!” (Mt 6,22-23).

Tutto l’incontro di martedì sera (3 marzo 2015), è stato incentrato su un argomento di grande attualità, dove c’è un gran caos e dove regna il concetto del far west, del fai da te! È l’argomento: purezza, castità del cuore e del corpo, con tutte le implicazioni che questo comporta.
L’incontro è stato completamente guidato da Salvatore e da Mauro, in quanto don Eligio è stato impegnato ad amministrare il Sacramento della gioia. Dopo la consueta invocazione allo Spirito Santo, è stata offerta una decina del Rosario quale preparazione del cuore ad accogliere alcuni pensieri tratti dalla Parola di Dio, completati con parecchie applicazioni pratiche come antidoti alla mentalità odierna. Il pensiero di Dio sulla castità è questo: LA CASTITÀ È LIBERTÀ.
“Il corpo non è per l’impudicizia, ma per il Signore, e il Signore per il corpo. Non sapete che siete tempio dello Spirito e che non appartenete a voi stessi?” (1Cor 6,13). Il giovane cristiano è bene che ad ogni sua azione premetta la domanda: il Signore gradisce che faccia questo? È un mio capriccio, una maschera che metto per giustificare il mio egoismo? L’Amore è libertà e Verità!

LA CASTITÀ È VITTORIA SUGLI ISTINTI
“Che ciascuno di voi sappia mantenere il proprio corpo con santità e rispetto, non come oggetto di passione e libidine, come i pagani che non conoscono Dio; che nessuno offenda e inganni in questa materia il proprio fratello” (1 Ts 4,3-6). Lo dicono tutti, lo fanno tutti, ma che male c’è, a me piace così, è umano agire così...
Tutte giustificazioni che portano a seppellire inesorabilmente quella che potrebbe essere una bella esperienza d’Amore. O la casa della nostra vita è fondata sulla Roccia, e allora resiste a tutte le tentazioni, o è fondata sulla sabbia dei piaceri immediati, e allora crolla alla minima difficoltà. I NO di oggi, saranno tutti i SÌ di domani: la conferma è quotidiana.

LA CASTITÀ È VITTORIA SUGLI ISTINTI
“Che ciascuno di voi sappia mantenere il proprio corpo con santità e rispetto, non come oggetto di passione e libidine, come i pagani che non conoscono Dio; che nessuno offenda e inganni in questa materia il proprio fratello” (1 Ts 4,3-6). Lo dicono tutti, lo fanno tutti, ma che male c’è, a me piace così, è umano agire così… Tutte giustificazioni che portano a seppellire inesorabilmente quella che potrebbe essere una bella esperienza d’Amore. O la casa della nostra vita è fondata sulla Roccia, e allora resiste a tutte le tentazioni, o è fondata sulla sabbia dei piaceri immediati, e allora crolla alla minima difficoltà. I NO di oggi, saranno tutti i SÌ di domani: la conferma è quotidiana.

LA CASTITÀ È FEDELTÀ GENEROSA
"Avete inteso che fu detto: non commettere adulterio! Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei dentro il suo cuore” (Mt 5,27). Il Signore ci invita alla sincerità del cuore dove tutto avvenga alla luce del sole. Ci vuole con occhi limpidi, capaci di guardare gli altri proprio come sa guardare un bimbo. Le mani di chi è pulito si aprono alla generosità disinteressata, e al piacere viene preposta l’apertura del cuore a tutto ciò che si può fare pur di rendere felice un’altra persona. La purezza è vista lunga e anticipazione delle autentiche necessità. L’impurità è sporcizia, disordine e egoismo che acceca.

LA CASTITÀ NASCE DAL CUORE
“Frutto dello Spirito è: amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (Gal 5,22). Gesù ci ricorda che dai frutti si riconosce la bontà dell’albero (Cfr Mt 7,16). Ecco perciò che, dall’esercizio della sessualità così come la vuole Gesù, si ottengono i frutti sopra citati. Invece, da un falso esercizio ne scaturiranno inevitabilmente tristezza, violenza, vuoto, separazione, buio ed egoismo che fissa nell’immaturità.

LA CASTITÀ È FORTEZZA
“Se il tuo occhi ti scandalizza, cavalo; se la tua mano ti scandalizza, tagliala” (Mc 9,43). Beati quei ragazzi, quei giovani che scoprono la castità coma una perla preziosa e non giocano con i sentimenti propri e altrui, ma li purificano e li educano per giungere preparati al tempo delle grandi scelte. Chi sa dire no alla pornografia, saprà dire sì alla limpidezza delle intenzioni. Chi sa dire no alla masturbazione, saprà dire sì al sacrificio, alla rinuncia per qualcosa di più e di meglio, per qualcosa che va oltre al tempo. Chi sa attendere nel tempo del fidanzamento, troverà frutti maturi e saporiti nell’unione coniugale voluta e benedetta da Dio. Il tutto-subito tipico del nostro tempo, sta seminando un po’ ovunque frustrazione, violenza sulle donne, fitta nebbia che sta impedendo di vedere qualsiasi orizzonte rassicurante.
Beati voi se avete capito tutte queste cose e avrete il coraggio, con l’aiuto di Dio, di metterle in pratica.

Una seconda decina ha “innaffiato” il seme gettato in quei cuori giovani e preparato i loro pensieri.

LORENZO M.: Prima di fare un passo importante bisogna conoscersi per cercare di essere sempre se stessi. In un rapporto di coppia bisogna però essere in due a volere la stessa cosa, altrimenti tutto diventa molto più difficile e complicato. Grazie per i consigli che mi avete dato.

ALESSIA: Ognuno è diverso dall’altro, sia nella personalità, sia nei pregi e anche nei difetti. La conoscenza diventerà rispetto e aiuto reciproco se si vuol fare un cammino serio, insieme. Questa sera porto a casa la necessità di non confondere l’amore con l’amicizia, che sono complementari ma distinti da tappe ben precise di un cammino necessariamente lungo.

IOSIF: Tutto parte da come uno inizia il suo rapporto con l’altra persona, dal desiderio profondo di conoscere l’altro per crescere insieme e non per affossarsi nella tristezza delle tappe bruciate. Mai come adesso sto vivendo il desiderio di Amicizia con la A maiuscola.

ALEX: Si deve costruire prima un rapporto di autentica amicizia, e solo dopo ci sarà il secondo passo alla scoperta consapevole dell’Amore. In questo percorso la fretta è sempre una cattiva consigliera. Nell’amicizia e nell’amore, fretta e bene non andranno mai d’accordo.

SOFIA: Quando si tende a bruciare le tappe, non si costruisce nulla! I tempi della fiducia e dell’amicizia sono molto lunghi. Il resto rischia di diventare illusione che lascia solo amarezza. Riguardo a questo ho ripetutamente riflettuto su che cosa capita a casa mia e so che cosa non voglio essere.

LUIGI: So che l’amicizia tra un uomo e una donna è molto difficile e si rischia di giocare con i sentimenti se le cose non partono fin dall’inizio nella chiarezza, nella purezza e nel reciproco rispetto. Conoscere tante persone fa bene e non voglio avere una relazione “tanto per averla”, ma desidero costruirne una seria. A proposito di serietà, qui con voi si può fare un discorso serio che fuori non sempre è possibile. Voglio pensare con la mia testa e capire che cosa voglio fare della mia vita.

SALVATORE: Adesso siete nell’età in cui avete ancora la fortuna di poter manifestare tutto ciò che pensate. Dite all’altro o all’altra, con tutta sincerità: “Prima di ogni altra cosa desidero conoscerti come persona che pensa, che ama e che vuole scegliere il meglio”. Da questa base verrà poi tutto il resto.

STEFANO: Io ringrazio per aver avuto la possibilità, questa sera, di capire qualcosa in più.

LORENZO R.: Anch’io ringrazio per la serata e per l’importante scambio di idee. Ora sta a noi scegliere tra la via indicataci da Gesù e quella che ci propone costantemente il mondo.

SIMONE: A mio avviso il rapporto di amicizia tra uomo e donna può nascere solo se viene affrontato con la fiducia, con il rispetto e la sincerità. Allora tutto sarà come meravigliosa scoperta.

Bene, carissimi, don Carlo ci ricorda che: “La gioia e il sorriso sono il gigantesco segreto del cristiano. La gioia è la lucentezza dell’Amore perché tutto ciò che è Amore, splende! La gioia nasce dall’unione con Dio, dal collegamento con Lui e con i fratelli e le sorelle”.


Aggiunto: Marzo 9, 2015
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Messaggio
QUANTO FINORA LETTO ERA A NOCERA UMBRA, MENTRE AD ALBA…

“Ecco, verranno giorni, dice il Signore Dio, in cui manderò la fame nel paese, non fame di pane, né sete di acqua, ma d’ascoltare la Parola del Signore” (Amos 811).

In questo articolo concentreremo i due incontri fatti nella nostra sede di Alba (CN) domenica 1 marzo 2015: il pomeriggio quello del gruppo famiglie “Casa sulla roccia” e alla sera il consueto gruppo “Piccolo gregge”. Senza sapere l’uno dell’altro, entrambi sono andati sul sicuro: hanno letto la Parola di Dio e pregato con la corona del Rosario toccando parecchie realtà. Andiamo con ordine.

GRUPPO “CASA SULLA ROCCIA”.

Dopo aver invocato il “dolce Ospite dell’anima”, lo Spirito Santo, è stata proclamata la Parola di Dio corrispondente alla Prima lettura della seconda domenica di Quaresima. Il testo biblico parla del sacrificio del nostro padre Abramo che, anche se messo alla prova da Dio chiedendogli di sacrificare il suo unico figlio Isacco, pur con il cuore lacerato dal dolore non esitò a rispondere nuovamente il suo “ECCOMI!”, senza alcuna condizione. E Dio, non solo non ha permesso il sacrifico di quel suo unico figlio, ma lo ha anche benedetto con ogni benedizione rendendo molto numerosa la sua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare. Dopo alcune riflessioni comuni sono seguite le decine del Rosario recitate dalle famiglie presenti.

ANTONIO E CINZIA. Per questa famiglia il “sacrificio” consiste nelle lunghe assenze di Antonio, legate al suo lavoro, che spesso lo porta all’estero per lunghi periodi. Dopo una pesante giornata di lavoro, chiuso nella sua stanza in albergo, a chilometri e chilometri di distanza, si trova a parlare con moglie e figli tramite lo schermo di un computer. Viceversa, Cinzia, rimasta invece a casa con i figli, si trova per settimane intere a dover gestire da sola ogni emergenza familiare.

MASSIMO E RACHELE. Hanno semplicemente raccontato le loro difficoltà quotidiane nel dover gestire una famiglia con quattro figli, ognuno con le sue esigenze e problematiche adolescenziali. In quest’impegno quotidiano, l’aspetto economico ha anche il suo inequivocabile peso. In ogni caso la Provvidenza ripaga immancabilmente qualsiasi sacrificio fatto nel nome del Signore.

MAURO E CLARA. Il marito ha spiegato che attualmente la parte più pesante del sacrificio la sta facendo Clara, dal momento che si trova in un ambito lavorativo abbastanza frustrante. Incurante di se, non dà molto peso a se stessa, alle fatiche e alle sue esigenze. Nonostante tutto è costante nel suo impegno a beneficio della famiglia. Clara non ha potuto fare alcun intervento perché impegnata a controllare che la piccola Ornella non ne combinasse qualcuna delle sue.

CLAUDIO E SARA. Come in tutte le famiglie, i sacrifici di qualsiasi natura essi siano, sono ormai a ruota libera. A questa famiglia piace avere davanti degli esempi da seguire, tra i quali Chiara Luce (la Beata Chiara Badano) e Chiara Corbella Petrillo, entrambe il “sacrificio in persona”. Seguire il loro esempio è quasi impossibile; a volte però basta attingere da una loro frase per avere quella spinta che può mancare.
L’ultima decina, come spesso capita nei nostri gruppi, è stata dedicata ai tradizionali GRAZIE. Come avrete letto, un incontro senza pretese ma ricco di sorprese, che hanno lasciato in tutti un grande senso di serenità, di appartenenza e una carica di forza in più per tornare ad affrontare, a testa alta, come soleva dire Papa Pio XII: “Il terribile quotidiano”.

GRUPPO “PICCOLO GREGGE”.
La sindrome influenzale quest’anno sembra essere più aggressiva del solito perché in parecchi casi è tornata a “colpire”, impedendo le normali attività del gruppo. Nonostante il numero dei partecipanti fosse molto ridotto, l’incontro si è svolto ugualmente e la preghiera è diventata ancor più semplice e intima. In sintonia con la Quaresima, che non è tempo di tristezza, ma il momento favorevole per fermare la corsa quotidiana e riflettere, ci si è soffermati sui misteri dolorosi del Rosario. Le intenzioni per le quali si è pregato, hanno cercato di abbracciare più situazioni nelle quali, ancora oggi, Gesù sta portando la Sua croce sul Calvario. Lungo il tragitto incontra dei “Cirenei” che, nella misteriosa Comunione dei Santi, lo aiutano a portare il peso della croce così da essere meno pesante. Questa scelta è stata fatta in sintonia con il meraviglioso Magistero del Papa e nello spirito del carisma GAM. Nell’Evangelii gaudium al numero 281 Francesco dice: “ C’è una forma di preghiera che ci stimola particolarmente a spenderci nell’evangelizzazione e ci motiva a cercare il bene degli altri: è l’intercessione. Osserviamo per un momento l’interiorità di un grande evangelizzatore come San Paolo, per cogliere come era la sua preghiera. Tale preghiera era ricolma di persone: “Sempre, quando prego per tutti voi, lo faccio con gioia…perché vi porto nel cuore” (Fil 1,4.7). Così scopriamo che intercedere non ci separa dalla vera contemplazione, perché la contemplazione che lascia fuori gli altri è un inganno”. Allora il “Piccolo gregge” si è reso intercessione per queste precise intenzioni.

Nel Primo mistero del dolore, dove si medita la preghiera di Gesù nell’orto degli ulivi, si è intercesso per alcuni fratelli e sorelle che sono nella sofferenza, nella prova e che hanno urgente bisogno di sentire che non sono soli a portare il peso della croce. Quando il peso della croce è condiviso con altri, si dimezza, pesa meno, arreca al cuore consolazione e diventa motivo di speranza. Ad ogni Ave Maria è corrisposto un nome e una situazione precisi.

Nel Secondo mistero del dolore, dove si medita la flagellazione di Gesù legato alla colonna nel pretorio, ci è resi intercessione per i nostri fratelli e sorelle cristiani iracheni, siriani, libici e nigeriani. In questo momento stanno subendo una terribile persecuzione solo perché credono in Gesù, il Figlio unigenito del Padre, e ne seguono gli insegnamenti. Quanto sangue è già stato sparso finora, e quanto ancora continua ad insanguinare quelle terre benedette! Qui si comprendono bene le parole dell’apostolo Paolo: “Siete stati comprati a caro prezzo” (1 Cor 6,20), e quelle di Gesù a S. Angela da Foligno: “Non ti ho amato per scherzo!”. La nostra intercessione unita a quella di tanti altri, possa diventare uno spiraglio di Luce in mezzo al buio di una violenza cieca e incomprensibile. E insieme a questo, si è anche pregato per la conversione dei terroristi accecati dall’odio e guidati dal demonio.

Nel Terzo mistero del dolore, dove si medita la coronazione di spine di Gesu', ci si e' soffermati su propositi ed impegni presi all'inizio del percorso quaresimale, per verificarne l'attuazione. E' sempre un momento molto bello perche' aiuta a conoscerci meglio e a lottare per l’impegno comune della santita'. Dove si e' raggiunto il proposito la gioia si e' moltiplicata; dove invece si e' fatto fatica ad arrivare al raggiungimento, la preghiera diventa aiuto reciproco per non mollare, fino al pieno ottenimento di quanto prefissato. La preghiera di questa decina ci e' di costante aiuto per arrivare alla PERFEZIONE di cui parla Gesu': “Siate perfetti com’e' perfetto il Padre vostro celeste”(Lc 6,36).

Nel Quarto mistero del dolore, dove si medita la salita di Gesu' al Calvario carico del pesante legno della Croce, ci si e' fatti intercessione per i tanti problemi, a volte troppi, che si trovano dietro le mura familiari: angherie, soprusi, malattie, tradimenti, disperazione, sfiducia… e la lista potrebbe ancora continuare. In tanti casi si sperimenta l’impotenza degli interventi umani perche' tante situazioni sono veramente gravi e solo Dio puo' fare qualcosa per portare un po’ di Luce. Nel nostro piccolo, noi possiamo fare la nostra parte con la preghiera e con la presenza. Ci siamo affidati al Signore perche' “solo in Lui possiamo tutto perche' Lui e' la nostra forza!” (Fil 4,13).

Nel Quinto mistero del dolore, dove si medita la morte di Gesu' in croce, da cui ci fa il grande dono di Sua Mamma, il pensiero e' andato a tutti quei giovani che si sono persi nel buio del peccato.
Giovani finiti nel tranello della droga, dell’alcool, del piacere sfrenato a tutti i costi, finiti nei lacci della malavita organizzata, nello spaccio di stupefacenti e di tutto cio' che non puo' che ferire la dignita' umana “creata a immagine e somiglianza di Dio” (Gn 1,27). La Mamma Celeste, sicuramente, ha accolto questa preghiera di intercessione per tanti Suoi figli caduti nei tranelli di satana, e nei modi che Lei sa, la fara' arrivare a destinazione.

La Salve Regina ha coronato questo bellissimo Rosario ricco di amore e di passione per l’avvento del Regno di Dio. Sia benedetto il Nome del Signore ora e sempre.


Aggiunto: Marzo 7, 2015
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Messaggio
CON LE FAMIGLIE A SALMATA DI NOCERA UMBRA (PG)

“Per il resto, fratelli, state lieti, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi. Salutatevi a vicenda con il bacio santo. La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi” (2 Cor. 13,11-13).

La strada da percorrere è sempre tanta perché Piemonte e Umbria non sono proprio vicinissime tra loro, però è valsa la pena anche quest’anno scendere a Nocera Umbra per l’incontro delle famiglie GAM e dei Terzi Livelli dell’Italia centrale di sabato 28 febbraio e domenica 1 marzo 2015. Insieme a don Eligio c’erano anche Davide Bertolusso, autista eccellente, Davide A. e Guillermo; un’ottima compagnia che ha reso doppiamente familiare sia il viaggio che il soggiorno. Già gli amici di Roma e di Macerata sono una bella famiglia, ma la nostra piccola comunità piemontese ci ha fatti sentire uniti alle realtà del nord e del centro Italia. Come per ogni altro incontro GAM, anche per questo il programma è stato intenso e serrato, con in più la novità della presenza di don Simone di Roma e di don Patrizio di Macerata che hanno condiviso l’animazione di questo Campo invernale insieme a don Eligio. Ecco in sintesi come si svolto il programma, suddiviso nelle due giornate.

SABATO: L’apertura è avvenuta con il Cenacolo sul Vangelo di S. Matteo 13,44-52 meditando le parabole del tesoro, della perla e della rete. La conclusione è stata che “lo scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche”. Le confessioni hanno accompagnato e seguito il cenacolo. Il GAM vive ancorato alla tradizione ma con lo sguardo sempre proiettato in avanti nella lettura dei segni che sono la novità dello Spirito. Dopo la cena in fraternità, c’è stata la celebrazione della S. Messa con l’esposizione del Santissimo Sacramento, il nostro Tesoro nascosto, la nostra Perla preziosa. L’adorazione è stata l’occasione di un secondo cenacolo sulle letture della seconda domenica di Quaresima: il sacrificio del nostro padre Abramo in Gen 22, le parole di S. Paolo apostolo ai Romani 8,31-34 e il vangelo della trasfigurazione di Gesù in Marco 9,2-10. Un momento di vera pace e di grande ricarica dopo una giornata di comprensibile fatica. La benedizione conclusiva ha accompagnato i presenti al meritato riposo.

DOMENICA, giorno del Signore, è iniziato con la preghiera del salmo 45 “Dio rifugio e forza del suo popolo”: un anticipo della visione del cielo con fiumane di popoli che salgono alla Città Santa, provenienti da ogni parte della terra. È il pellegrinaggio dell’umanità verso la dimora celeste, verso la Gerusalemme santa. Dopo la colazione è stato il momento del terzo cenacolo, sul vangelo di S. Giovanni capitolo 15 “Io sono la vera Vite; voi siete i tralci”. Quanta luce e quanti spunti per rafforzare il nostro cammino di fede! E’ bellissimo il concetto offertoci da Papa Francesco di offrire le nostre preghiere e sofferenze per diventare INTERCESSIONE. E’ stato sviluppato in profondità il concetto di Comunione dei Santi e di scambio dei doni all’interno della compagine del Movimento, quasi che possa applicarsi il principio dei vasi comunicanti. Dopo il cenacolo c’è stato ancora spazio per l’adorazione silenziosa e l’interiorizzazione della Parola annunciata, a cui è seguita la condivisione di alcune testimonianze di evangelizzazione. Il pranzo in serenità e letizia, e un momento di pausa sotto lo sguardo della Madonna della Salette, hanno preceduto il S. Rosario meditato e la S. Messa conclusiva. E’ stata senza dubbio una tirata di gioia, una gioiosa fatica diventata nuova carica per tutte le realtà presenti. E durante il ritorno a casa, benedicendo e lodando il Signore per le immense meraviglie compiute, abbiamo condiviso questi pensieri.

GUILLERMO (Prima esperienza di questo genere): Veramente una bella fine settimana! Benedico la Provvidenza perché ho vissuto due giorni nella pace e ho avuto modo di conoscere tante persone nuove. Mi ha meravigliato la mia reazione quando, chiamato a fare testimonianza dell’esperienza vissuta nella Comunità Cenacolo di suor Elvira, ho avuto un senso di timore. È la prima volta che ho fatto fatica a parlare davanti a un’assemblea, ma tutto è stato ripagato dal tanto calore umano che ho ricevuto al termine della mia testimonianza. Gli abbracci e l’apprezzamento sono stati il miglior segno di una sincera accoglienza. Ho anche vissuto molto bene l’adorazione notturna per la quale ho scelto di rimanere in ginocchio davanti a Gesù durante tutto il tempo. Questo atteggiamento del corpo, oltre al piccolo sacrificio, ha voluto essere un segno di consapevolezza della mia piccolezza e della Sua grandezza. Grazie per questa esperienza.

DAVIDE BERT. (Anche per lui, prima esperienza con un campo di famiglie GAM): La prima emozione che ho provato è stata quella di sentirmi subito parte di una grande famiglia: mi sono sentito come se fossi stato a casa. Ho anche pensato a cosa avrei provato dentro di me “se fossi stato io al posto dell’oratore, trovandomi davanti a così tante persone visibilmente attente e partecipi a quanto veniva detto”. Fuori c’era un sole meraviglioso e dentro casa tutta gente attenta: non è uno spettacolo così consueto! Insomma posso proprio dire di aver provato un mix di emozioni con i compagni di viaggi, con le tante persone nuove che ho conosciuto e per il senso di pace che mi ha pervaso durante tutto il tempo dedicato a questa nuova esperienza. Torno a casa contento! Grazie.

DAVIDE A. : Per me è stato un fine settimana inaspettato dato che ho realizzato di andare a Nocera Umbra solo il venerdì sera, qualche ora prima della partenza. Ed è stata soprattutto ricca di cose belle, un vero regalo di Gesù e della Mamma Celeste. Ho potuto trascorrere due giorni interi con loro e con Guillermo e Davide Bert, due nuovi amici. Questa non era la prima volta che partecipavo, ma trovo questa esperienza sempre bella e interessante. Mi piace condividere la mia fede con altri fratelli e sorelle, e riconoscere i loro molti talenti che sanno far fruttificare. Nella S. Messa ho offerto una preghiera speciale per il nostro autista Davide, perché questa nuova esperienza possa lasciare nel suo cuore sempre più il desiderio e la nostalgia di Dio. Sono felice perché sono partito ben disposto, ho vissuto tutto bene e torno a casa molto carico. Grazie di tutto!

Allora Gesù disse loro: “Gettate la rete a destra della barca e troverete”. La gettarono e per la gran quantità di pesci non riuscivano più a tirarla (S. Giovanni 21,6).
“Cari giovani: Gesù Cristo conta su di voi! Portare il Vangelo è portare la forza di Dio per edificare un mondo nuovo. Cari giovani: Gesù Cristo conta su di voi! La Chiesa conta su di voi! Il Papa conta su di voi! Maria, Madre di Gesù e Madre nostra, vi accompagni sempre con la Sua tenerezza. Andate e fate discepoli tutti i popoli”. (Papa Francesco 28 luglio 2013).


Aggiunto: Marzo 6, 2015
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Messaggio
GRUPPO “LA FEDE È ANDAR” IN PICCOLA COMUNITÀ CENACOLO

“Gesù designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi” (Lc 10,1).

L’incontro di mercoledì 25 febbraio 2015 del gruppo “La fede è andar”, è stato interamente dedicato all’attività delle piccole Comunità Cenacolo. Andrea il capogruppo, ha suddiviso i dodici presenti in sei piccole comunità affidando a ciascuna il brano evangelico di Matteo 12,38-42. A Gesù, da scribi e farisei, viene chiesto un segno che però non verrà dato loro. Il motivo lo spiega Gesù stesso rifacendosi al profeta Giona: “Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra. Quelli di Ninive si alzeranno a giudicare questa generazione e la condanneranno perché essi si convertirono alla predicazione di Giona. Ecco, ora qui c’è più di Giona! La regina del sud si leverà a giudicare questa generazione e la condannerà, perché essa venne dall’estremità della terra per ascoltare la sapienza di Salomone; ecco, ora qui c’è più di Salomone!” (vss 40-42). Su un’apposita scheda, ogni piccola comunità ha letto il testo evangelico e il commento del messalino GAM, arricchendolo con delle riflessioni personali inserite in una decina del Rosario. All’ora fissata ci siamo ritrovati, tutti insieme, intorno alla statua della Mamma Celeste e abbiamo condiviso i contenuti emersi.
Quanta tenerezza ha provato la Mamma per questi figli tanto appassionati per il Suo Gesù. Anche Gesù era lì, come da Lui stesso assicurato: “Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18,20).

Ecco in sintesi quanto è emerso da ogni piccola comunità.

FABIO e GIULIA: Prendendo spunto dalla riflessione scritta sul messalino GAM, abbiamo sviluppato il concetto che la persona umana più è cieca e più ha bisogno della Parola di Dio, per diventare capace di aprire gli occhi della mente e del cuore. La Quaresima da poco iniziata è un tempo privilegiato da vivere intensamente per combattere le nostre debolezze e dipendenze. Per fare questo è però importante continuare ad alimentare la nostra fede alla scuola della Parola di Dio.

ANDREA D. e GIANLUCA: Tutte le riflessioni emerse nel nostro intenso dialogo, ci hanno aiutato a raggiungere delle conclusioni molto utili per la nostra vita spirituale. Ad esempio, la sollecitudine della Regina di Saba, che ha fatto molta strada per venire ad ascoltare la “sapienza di Salomone”, pur con fatiche e disagi, ci ha aiutati a confrontare le nostre attuali scelte. Tante volte anche noi prima di venire al gruppo (ad esempio questa sera) tendiamo ad arrenderci davanti alla nostra pigrizia, “eppure ben più di Salomone c’è qui”(vs 42). In ogni nostro incontro c’è Gesù e dopo questo tempo passato insieme al gruppo, torniamo a casa stracarichi di gioia e di rinnovata forza per affrontare a testa alta il giorno successivo e l'intera settimana. Si viene qui pensando di dare qualcosa, ma in realtà è molto più quello che si riceve! Quando si è stanchi e depressi il miglior modo per ricaricarsi è offrire un bel Rosario, e questo ci rimette in carreggiata per non rallentare il nostro passo. Se non si è carichi si rischia di soccombere davanti a tanta indifferenza della gente che, pur non conoscendosi, si blocca di fronte al giudizio.

MATTIA M. e ALESSANDRO R.: Gesù è molto chiaro e fermo nella risposta data a coloro che gli chiedono un segno, cercando in Lui un guaritore e non Colui che è venuto ad annunciare il Regno di Dio: ”Non vi sarà dato alcun segno” (vs 39). Gesù va oltre perché vuole accompagnarli alla piena conoscenza della Verità. Quando noi accogliamo la Sua Parola, Essa ci trasforma in Luce. Allora il dono della fede e l’accoglienza della Parola di Dio diventano necessità di essere testimoniate anche agli altri, perché tutti possano trovare in Gesù la gioia dell’Amore che illumina e apre alla Vita vera.

MATTIA L. e LORENZO T.: E' sempre bellissimo poter evidenziare l’attualità del vangelo! Gesù parla a “questa generazione” (vs 39). Siamo noi quelli che non credono alla Sua Parola e continuano ad essere ciechi nonostante le Sue frequenti ed evidenti manifestazioni. A volte crediamo più a Giona e a Salomone e facciamo chilometri e chilometri per il solo gusto di sapere, rischiando di non credere a Gesù, figlio di Dio. All'annuncio di Giona, gli abitanti di Ninive si sono convertiti; all’annuncio del vangelo, tanti cristiani si girano dall’altra parte. Dio che è Luce viene scartato; il demonio che è tenebra viene cercato.
IOSIF e ANDREA F.: Abbiamo parlato dell’ignoranza di fronte alla Parola di Dio, che non viene creduta e quindi non viene accolta. L’IO sostituisce la Parola fino al punto che tante persone sembrano essere senz’anima. In questo modo diventa sempre più difficile leggere i segni. Oggi, tante persone crederebbero ancora alla predicazione di Giona? Senza fede e sincerità di cuore è molto difficile accogliere i messaggi del Signore. Prima di cambiare gli altri dovremmo cambiare noi stessi e solo così riusciremmo ad accogliere la Parola.

LUIGI e ALEX: Siamo giunti alla conclusione che i gli abitanti di Ninive credono a Giona mentre i contemporanei resistono a Gesù. La Regina di Saba e i niniviti si salveranno e mostreranno a tutta l’umanità l’universalità della salvezza. Il nostro tempo ha urgente bisogno di Dio e noi giovani GAM dobbiamo diventare Luce per tutte le persone senza Parola di Dio che brancolano nel buio. Cerchiamo un segno e non ci accorgiamo che si tratta di Gesù. Oggi confondiamo questo segno con attori, divi e calciatori non sapendo cogliere la salvezza attraverso i personaggi biblici. Questa “generazione malvagia” siamo noi che rifiutiamo la Luce per dare spazio agli idoli.

L’incontro è terminato con un forte richiamo a considerare i begli esempi di coloro che all’interno del Movimento danno tempo, energie ed entusiasmo incondizionato per annunciare Gesù. È stata rimarcata l’importanza del volantinaggio che, purtroppo, non è ancora sentito da tutti i componenti del gruppo. Mentre è esemplare la disponibilità di Franco che, pur con i suoi 73 anni, non risparmia nulla di se stesso pur di annunciare Gesù! È anche intensa l’attività missionaria nelle famiglie che richiede la disponibilità di tutti per riuscire a coprire le molte richieste pervenuteci. Ed è altrettanto bello l’esempio di Simone Picci che, oltre a non mancare mai all'incontro del martedì, ha portato anche suo fratello Alessandro, spalancando davanti a lui un impensato orizzonte. Quanta grazia se sapessimo accoglierla! Ora, carichi così, i giovani SABRA GAM, sono pronti a lanciarsi in nuove avventure di evangelizzazione.


Aggiunto: Marzo 4, 2015
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Messaggio
BENVENUTO ALESSANDRO!

“Essi partecipavano assiduamente alle istruzioni degli Apostoli, alla vita comune, allo spezzare del pane e alle preghiere. In tutti si diffondeva un senso di religioso timore: infatti per mano degli Apostoli si verificavano molti fatti prodigiosi e miracoli”(At 2,42-43).

Sembra proprio che la Celeste Condottiera stia premendo il piede sull’acceleratore perché, soprattutto ultimamente, ogni incontro di preghiera-formazione GAM si sta rivelando sempre più forte, sempre nuovo e con inaspettate sorprese. Martedì 24 febbraio 2015, abbiamo avuto la gioia di accogliere Alessandro, fratello di Simone Picci. La sua presenza fra noi, la sua attenzione e sincera accoglienza, sono state per tutti motivo di gioia e di rinnovato slancio. Vi raccontiamo com’è andata questa serata che, a detta di tutti, è stata bella ed interessante. L’incontro si è snodato in tre decine del Rosario.

La PRIMA è stata come una “raccolta” degli impegni quaresimali che ci siamo presi la volta precedente.

GUILLERMO: Attraverso il gruppo di whatsapp ho “monitorato” l’andamento dei propositi presi, miei e degli altri. Considero l’esperienza in modo positivo. Ho lottato per non fumare nemmeno la sigaretta quotidiana; ho ceduto una sola volta, mi dispiace e di questo chiedo scusa al gruppo.
Voglio correggere la mia abitudine di giustificarmi quando sto per cedere.

ALESSIA: Sono partita bene con la preghiera mantenendo così parte del mio impegno; purtroppo è andata meno bene per quanto riguarda le sigarette. Voglio comunque continuare il proposito.

LORENZO: Non sono riuscito a rispettare l’impegno che mi ero preso riguardo alle sigarette, ma sono contento di aver resistito in altre promesse.

SOFIA: Sono partita con i migliori presupposti, poi lungo il cammino si sono presentate alcune difficoltà che mi hanno fatto cedere. Purtroppo, se non ho qualcosa su cui scaricare le mie tante tensioni rischio di peggiorare. Comunque mi sono presa l’impegno di ridurre le sigarette, sono convinta di farcela e per questo continuo a lavorare su me stessa.

MAURO: Il mio impegno era quello di dimezzare le sigarette e l’ho mantenuto. Trovo interessante il gruppo che abbiamo fatto su whatsapp perché ha avuto dei risvolti che non avevo considerato.
Uno tra questi è quello di continuare gli incontri del martedì anche dopo il martedì. Sicuramente un ottimo mezzo per tenerci sempre collegati.

SIMONE: Mi ero impegnato nel moderare l’uso della tecnologia e per due giorni ci sono riuscito.
Rinnovo questo impegno.

SALVATORE: Sono contento di avere mantenuto quanto mi ero prefissato.

DON ELIGIO: Ho fatto il possibile per mantenere costante il filo diretto con il buon Dio attraverso la preghiera.

La SECONDA decina ha accompagnato il benvenuto ad Alessandro.

SIMONE: Ciao Alessandro, finalmente posso darti il benvenuto nel nostro gruppo. Te ne avevo parlato tante volte e tu sai molto bene come questi incontri mi hanno cambiato radicalmente.

Essendo mio fratello, mi hai conosciuto prima e vedi adesso come sono cambiato. Adesso anche tu comprenderai come tutto questo è stato possibile. A motivo del tuo lavoro non riuscirai a partecipare spesso, ma spero che tu possa sentirne sempre più il bisogno.
IOSIF: Benvenuto Alessandro, qui troverai delle persone sincere e decise, persone che sanno scegliere che cosa vogliono dalla vita. Se il nostro gruppo si riesce a viverlo in modo giusto, si impara a riconoscere ciò ci aiuta ad impostare la vita nel migliore dei modi.

SALVATORE: Innanzitutto voglio rinnovarvi la grande stima che provo per voi due: per tuo fratello Simone che ti ha chiesto di partecipare all'incontro e per te Alessandro che a 23 anni hai risposto di sì al suo invito. Il rapporto che c’è tra voi è invidiabile; con mio fratello non sarei certamente riuscito a fare altrettanto. Spero che tu Alessandro possa trovare qui un bell'ambiente, sul piano umano e su quello della fede che illumina il nostro cammino quotidiano. Il giovane cristiano dà senso a tutto quello che fa, compreso il sacrificio. Vedrai che più crescerai dentro e più riuscirai a vedere le cose intorno a te. E qui scoprirai che ci proponiamo di condividere gioie e difficoltà.

MAURO: Mi ha sempre fatto piacere constatare la profonda stima che tuo fratello ha di te. Avete un rapporto così solido che quasi è da invidiare. Ti auguro di continuare questo percorso insieme a lui.

LORENZO R. Anch'io sono stupito del vostro bel rapporto tra fratelli e devo constatare che purtroppo non è così nel mio caso. Ogni volta che tu avrai piacere di tornare tra noi, sappi che sarai sempre il benvenuto.

PIETRO: Non è da molto che frequento questo gruppo e mi trovo veramente bene: è un bel ambiente dove si crea sempre una bella atmosfera. Quando potrai ti invito a ritornare.

STEFANO: E' la quarta volta che partecipo a questo incontro e torno volentieri perché mi piace, mi aiuta a migliorare e a migliorarci. Benvenuto.

SOFIA: Ti auguro di trovarti bene e che tu possa continuare a venire. Per me questo è un gruppo fantastico, che tra le altre cose mi aiuta ad uscire da una situazione non facile. Qui ho trovato affetto, comprensione e non ho paura che per esprimere le proprie opinioni si debbano far volare gli oggetti.

LUIGI: Nel corso dell'ultimo anno la mia vita è cambiata radicalmente. Avevo il vizio del gioco, ci passavo tutta giornata e ne venivo totalmente preso. Da quando frequento questi incontri sono decisamente migliorato. Ora riesco a dominare questo mio vizio che si è trasformato in uno svago ogni tanto e niente più. E poi, il gruppo stesso in questo ultimo anno è molto cambiato, soprattutto riguardo alla qualità degli incontri. Inoltre, mi fa piacere dirti che sei un tipo aperto, brillante e che sai mettere a proprio agio le persone.

LORENZO M.: Ci tengo a dirti che tuo fratello è una bravissima persona e che mi piace prenderlo come punto di riferimento. Sicuramente anche tu lo avrai aiutato a diventare così.

ALESSIA: Se continuerai a frequentare questo gruppo, anche tu potrai continuare a fare dei grandi passi.

GUILLERMO: Qui ho trovato oltre a una bella accoglienza anche tanta libertà. Siamo qui per unirci è Dio che crea tra tutti noi un legame molto forte, legame che non si romperà mai!

ALEX: Se potrai continuare a venire, vedrai come anche tu riuscirai a migliorare te stesso. Qui potrai farlo. Auguri!

Nella TERZA decina, don Eligio, ha guidato un cenacolo sul vangelo di Matteo 13,36-43 "La zizzania e il grano buono". Al cenacolo ha premesso il famoso passo del profeta Isaia: "Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza aver irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme al seminatore e pane da mangiare, così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata". (Is 55,10-11). Questa citazione ha introdotto benissimo il concetto esplicitato molto spesso da don Carlo: che "la Parola di Dio crea ciò che dice" e, nella misura in cui noi l'accogliamo, forma dentro di noi l'uomo nuovo che si rinnova, per una piena conoscenza, ad immagine del suo Creatore (Col 3,10).

Le idee lanciate nel cenacolo sono state le seguenti: il nostro cuore è il campo dove il Signore semina il buon seme della Sua Parola. Nella quotidianità dove ognuno di noi gioca la partita della vita, purtroppo, insieme al bene si ha sempre a che fare anche con il male. Il nemico, il diavolo, è sempre attivo per interferire nell'operato di Dio.Molte volte lo sconcerto coglie di sorpresa le persone semplici che lavorano con passione per il Regno di Dio. L'istinto sarebbe quello di "distruggere" subito tutto ciò che interferisce con il Regno di Dio. Eppure Gesù invita a non fare questo perché "non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa si sradichi anche il grano. Essi devono crescere insieme fino alla mietitura" (vss 29-30).Pertanto noi, con grande pazienza nel saper leggere i disegni di Dio, e con altrettanta intransigenza con il male, siamo chiamati a crescere più in alto del male. In Palestina, luogo dove è collocata questa parabola, il grano, per natura sua, cresce più alto della zizzania. Perciò, quando noi operiamo il bene per il bene non ci deve spaventare il contatto con il male, ma questo riuscirà a stimolarci nel custodire la bontà del seme che è dentro di noi, a farlo crescere e a renderlo testimonianza anche per gli altri. Il giudizio finale, dimostrerà ampiamente la bellezza della lotta sostenuta per non cedere alla confusione e alle tentazioni del maligno.

Terminato il cenacolo, si è deciso di non fare alcun commento personale lasciando così la Parola di Dio, appena annunciata, lavorare segretamente nel cuore di ciascuno.

I tradizionali GRAZIE hanno coronato questo incontro definito da tutti "veramente bello e intenso".
- Grazie per essere qui a continuare il mio cammino. Siete un vero dono.
- Grazie per tutto quello che imparo ogni martedì. Date veramente tanto.
- Ringrazio per la forza che viene data che mi aiuta a mantenere il fioretto personale.
- Grazie per la bellissima serata, per la profondità degli argomenti, porto a casa tutto.
- Grazie di esistere, mi avete aiutato tantissimo a cambiare. Continuiamo ad aiutarci.
- Grazie perché riesco a crescere spiritualmente e psicologicamente. Mi avete aiutato a fare grandi cose.
- Grazie per chi mi ha invitato a crescere e a maturare.
- Grazie per il vostro invidiabile rapporto di fratellanza. Vi sento sempre più vicini.
- Grazie perché oggi è il sesto mese dal giorno del mio matrimonio con Francesca. Mi fa piacere essere qua.
- Grazie per Alessandro, grazie per queste due coppie di fratelli. Un dono per loro e per noi.
- Grazie per la splendida serata che porta a credere nella forza, nell'unicità e nella specialità di questo gruppo.
- Grazie per le "solite facce" che ultimamente vedo ai nostri incontri. Questo è un ottimo segno e significa che qualcosa sta veramente cambiando.
- Grazie per l'accoglienza che non mi aspettavo. Fino a qualche mese fa, non avevo con mio fratello il buon rapporto di adesso, entrambi ci siamo molto avvicinati. Sicuramente l'influenza di questo gruppo è stata determinante.


Aggiunto: Marzo 2, 2015
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