I dati da lei inviati saranno trattati secondo la normativa vigente sulla privacy e non saranno ceduti a terzi

Non vi chiamo più servi... ma vi ho chiamato amici (Gesù)





Messaggio
“Tergerò ogni lacrima dai loro occhi…..Ecco, io faccio nuove tutte le cose” (Ap.21,4-5)
Nella serata abbiamo appreso con dolore che Daniele,28 anni, fratello del nostro amico Davide, a causa di un incidente stradale avvenuto a Napoli , ha lasciato questa terra per l’ultimo viaggio della sua giovane vita. Partecipiamo all’umana sofferenza che ha bussato alla porta del nostro Davide e della sua grande famiglia e assicuriamo a tutti loro affetto, sostegno, preghiera, nella speranza cristiana di ritrovarci in Paradiso.


Aggiunto: Maggio 3, 2015
Eliminare questa voce Risposta alla voce Indirizzo IP




Messaggio
Domenica 19 aprile l’incontro del gruppo MARIA PORTA DEL CIELO è stato incentrato sulla presentazione del profilo di Giovanni, ragazzo toscano di 13 anni, mancato improvvisamente il 1° febbraio 2015. Con il nostro Rosario abbiamo accompagnato la sua breve vita, nella certezza che anche lui, come già i nostri figli, gode della pace eterna. Ancora una volta, nella preghiera, abbiamo trovato consolazione, forza e coraggio per continuare in questo non facile cammino. Con nostalgia abbiamo pensato ai nostri amati figli già saliti al Cielo e legati tutti da un filo invisibile: quello di aver fatto grande la loro vita facendo bene e con semplicità le piccole cose di ogni giorno.

Aggiunto: Maggio 3, 2015
Eliminare questa voce Risposta alla voce Indirizzo IP




Messaggio
Domenica 12 Aprile, festa della Divina Misericordia, due eventi hanno caratterizzato la vita del nostro gruppo.
Nel pomeriggio Marilena, Sergio e Fabrizio si sono recati alla sede GAM di Caselette (To) per partecipare alla gioiosa ricorrenza dell’ 80.mo compleanno del dr. Giuseppe Carpignoli, che negli anni 70 è stato il primo collaboratore laico di don Carlo De Ambrogio a partecipare attivamente alla nascita del G.A.M. La vita del dr. Giuseppe è stata un SI ardente, generoso, fedele, ricco di amore a Gesù ed alla Vergine Maria. Il dr. Giuseppe ha profuso tutte le sue energie per la Santa Chiesa attraverso l’opera della Gioventù Ardente Mariana. Ringraziamo il Signore per averlo messo sulla nostra strada e gli auguriamo ancora tanti anni tra noi da donare per il Regno di Dio.
Alla sera nella nostra sede di San Cassiano, il gruppo PICCOLO GREGGE ha iniziato la preghiera con il Salmo 63 a cui è seguita la recita della coroncina della Divina Misericordia, pratica voluta da Gesù ed affidata a Suor Faustina Kowalska, perché parlasse al mondo della sua “incommensurabile Misericordia”. In questa serata abbiamo ricordato un amico da poco tornato alla Casa del Padre, il tredicenne Giovanni Locci di San Miniato. Dopo aver ripercorso i tratti essenziali della sua vita, abbiamo parlato telefonicamente con i genitori Paola e Luigi per dare loro un segno di presenza e di affetto. Paola e Luigi erano stati da noi un mese fa e risentirci ci ha fatto comprendere che la condivisione del dolore porta consolazione e infonde speranza nella vita eterna del Paradiso. La Salve Regina ha coronato un incontro ricco di Luce e di Misericordia .


Aggiunto: Maggio 3, 2015
Eliminare questa voce Risposta alla voce Indirizzo IP




Messaggio
E’ in atto un aggiornamento del nostro sito.
La sezione NEWS si presenta in veste rinnovata. Qui troverete le notizie relative agli eventi più significativi della vita della sezione albese del Movimento G.A.M.
Gli approfondimenti sulle varie tematiche di fede le potrete trovare nel link OMELIE E CATECHESI. Sarà rinnovato il link TESTIMONIANZE e verrà aggiunto GIUBILEO DELLA DIVINA MISERICORDIA.


Aggiunto: Maggio 3, 2015
Eliminare questa voce Risposta alla voce Indirizzo IP




Messaggio
SOS PER GIOVANI GAM DAL CUORE GRANDE E DAGLI OCCHI APERTI SUL MONDO

“Coraggio, sono io, non abbiate paura!”. E Gesù salì sulla barca con loro e il vento cessò. E dentro di sé erano fortemente meravigliati (Mc 6,50-51).

Lo spunto per il nostro incontro è stato tratto da un articolo di Avvenire del 22-03-2015 con il titolo INSULTI, VIOLENZE, DISAGIO. LA STAGIONE DELLE “BULLE”, nel quale si riferiva di un episodio di violenza scolastica che ha scosso Vercelli: quattro studentesse di Varallo hanno umiliato con sputi e insulti una compagna disabile davanti ai telefonini dei compagni. “Ci sono i ragazzi di oggi: confusi, disorientati, abitanti di un Pianeta che non è la realtà. E, sempre più spesso, ci sono le ragazze: aride, insensibili, violente anche fisicamente, proprio come i loro compagni. Senza alcun senso di maternità e di pudore”. Davanti a queste affermazioni del Sermig di Torino che “tratteggiano” la situazione odierna di tanti adolescenti e giovani, mercoledì 8 aprile 2015, i giovani SABRA GAM, hanno proposto come “via di guarigione”, la Parola di Dio.

Punto di partenza sono state due citazioni.

La prima tratta dal Libro degli Atti degli Apostoli. Filippo si mise in cammino, quand’ecco un Etiope, funzionario di Candace, regina di Etiopia, sovrintendente a tutti i suoi tesori, venuto per il culto a Gerusalemme, se ne ritornava, seduto sul suo carro da viaggio, leggendo il profeta Isaia. Disse allora lo Spirito a Filippo: “Va’ avanti, e raggiungi quel carro”. Filippo corse innanzi e, udito che leggeva il profeta Isaia, gli disse: “Capisci quello che stai leggendo?”. Quegli rispose: “E come lo potrei, se nessuno mi istruisce? E invitò Filippo a salire e a sedere accanto a lui” (At 8,27-31).

La seconda si riferisce ad un’espressione programmatica dell’Apostolo Paolo: “Non è per me un vanto predicare il Vangelo; è un dovere per me: guai a me se non predicassi il Vangelo … è un incarico che mi è stato affidato … quello di predicare gratuitamente il Vangelo”(1 Cor. 9,16-18).

Dopo avere fissato la “bella Parola di Dio” come punto di partenza e di riferimento, don Eligio ha guidato una decina traendola dal libretto “Sabra per un mondo nuovo”. L’argomento lo ha offerto don Carlo: COME EVANGELIZZARE IN STILE GAM! Qui non riportiamo letteralmente i dieci punti trattati da don Carlo, che si possono consultare sul libretto; condividiamo, invece, alcune riflessioni proposte ai ragazzi.

1° La prima preoccupazione del giovane GAM non deve essere tanto quella di ciò che deve dire, ma quella di prepararsi spiritualmente bene per ESSERE evangelizzatore in ogni istante. Solo quando il giovane GAM vivrà di Luce, solo allora, diventerà luminoso e per tutti sarà PUNTO DI RIFERIMENTO.

2° “Se tu diventi Sabra, sarai contagioso”. Abbiamo ripreso la spiegazione del termine Sabra arrivando alla conclusione che si può diventare Sabra GAM per grazia e come risposta ad una ferma volontà personale. Ognuno ha risposto alla domanda: Tu, ti senti SABRA?
- Sì, pur con gli alti e bassi quotidiani, mi sento Sabra anche se ancora e sempre in cammino. Mia intenzione è perseverare senza voltarmi indietro. (Andrea D.)
- La parola anagrammata compone quattro verbi preceduti dall’avverbio SEMPRE. I verbi riesco a praticarli, direi con buon impegno; ma è così difficile adottare l'avverbio “sempre”. Naturalmente l’intento è di proseguire nel cammino iniziato. (Marta)
- Non mi sento ancora pienamente Sabra, anche se sono in cammino per diventarlo. Sabra significa seguire Gesù e la Sua Parola, ma non sempre ci riesco, pur con un buon allenamento. Ho bisogno di uno scatto nella volontà com’è stato per S. Domenico Savio. (Luigi)
- Anch’io sono in viaggio per diventare Sabra. Finora mi è venuto più naturale concretizzare i termini Benedire e Ringraziare, mentre mi manca ancora molta strada per raggiungere le rimanenti parole. Il mio intento è di continuare per riuscirci! (Andrea F.)
- È da poco che sono con voi e non mi sento ancora una Sabra. So che lo diventerò con il tempo e continuando questo cammino iniziato e segnato da un traguardo ben preciso. Tornare indietro o fermarsi, sono due tentazioni che voglio combattere. (Riccardo)
- Il cammino che da tanti anni ho percorso nella Diocesi, mi ha aiutato a diventare Sabra. Questa pianta del deserto del Negev, resistente a tutte le intemperie, rappresenta bene le tante difficoltà affrontate per rimanere fedele alla chiamata e al carisma GAM. La forza di resistere non è venuta da me stessa, ma è Signore che me l’ha data e io voglio perseverare nel cammino iniziato. Ogni giorno è una scoperta e una novità. Chiedo il dono della freschezza e della fedeltà. (Marilena)
- Sì, mi sento GAM nel cuore, negli occhi, nella volontà e nell’intenzione di essere fedele a questo carisma fino alla morte. L’eternità non mi basterà per dire GRAZIE di questo dono. Sì, voglio essere Sabra GAM oggi, domani e sempre! (don Eligio)

3° Il Sabra è un Amico di Gesù. Come ogni amicizia che sboccia, si crea e poi bisogna continuare ad alimentarla. Noi sentiamo il bisogno di rafforzare questo rapporto con Lui? Solo con questo impegno il Sabra diventa capace di illuminare e riscaldare i cuori.

4° Il Sabra GAM con le sue parole e con la sua vita deve essere un punto interrogativo. Se così non fosse sarebbe come tanti altri giovani, sicuramente bravi, ma non testimoni. Le scelte che faccio, per chi mi sta accanto, sono così forti da diventare occasioni per porsi delle domande sulle cose importanti ed essenziali della vita?

5° Dio vuole parlare, amare, soffrire, perdonare, sperare … , tutto attraverso i nostri sì alla Sua volontà. Questo lo vogliamo e lo crediamo importante anche noi? Oppure rischiamo di essere uno “specchio deformante?”. Quante opportunità di grazia abbiamo. Basta volerle vedere!

6° Coltivare un grande senso di responsabilità nel sentirsi compartecipi dello sviluppo del Regno di Dio. Nel “corpo mistico di Cristo, che è la Chiesa”, ogni membro è importante per gli altri e uno non può fare a meno dell’altro. Il Sabra GAM deve avere un grande amore per la testimonianza e metterci tutto l’impegno personale possibile. Siamo gente convinta di avere già dato troppo, oppure siamo amici di Gesù certi che per tutto quello che ci ha dato non basterà neanche l’eternità per dire grazie? Più si conosce e più si scopre che vale veramente la pena scommettere su di Lui!

7° “Si può leggere nel tuo sguardo che tu porti Dio nell’anima?”. Il giovane Sabra GAM deve saper coltivare, a caro prezzo se necessario, la Regina delle virtù che è la purezza del cuore e dei sensi. Allora riusciremo a vedere Dio ovunque c’è qualcosa di buono, di bello e di vero. Il sacramento della gioia deve diventare la “stazione di servizio”, alla quale fare spesso rifornimento, perché il cuore non abbia mai ad andare in riserva. Così si riceve e si dà!

8° “Gesù ha troppa gente che si interessa di lui e lo strumentalizza”. Il giovane Sabra GAM, insieme alla virtù della semplicità deve anche voler essere tutto d’un pezzo scartando assolutamente l’opportunismo. Il suo parlare, come insegna Gesù, deve essere sì sì, no no; il di più viene dal maligno. Allora si diventa presenza, segno di un’altra Presenza.

9° Il giovane Sabra GAM “irradia zelo evangelizzante” quando è collegato alla Grande Luce che è Gesù. Ciò che colpisce moltissimo è l’entusiasmo con il quale Gesù carica i Suoi e li manda come testimoni della gioia. Una gioia che contagia perché sgorga dal cuore.

10° Perché un vero Sabra GAM è cercato? Perché le sue parole diventano irresistibili quando dietro ad esse c’è l’esempio, la sua gioia, il suo sorriso illuminante. Chi lo comprende dirà ciò che è stato detto di Gesù: Nessuno parla come te; con te si sta bene!

Davanti a tanto disagio e a tanto pessimismo, il Movimento GAM risponde: “Avanti dunque per il Regno di Dio!”. È il testamento spirituale, la fiaccola che don Carlo ci ha lasciato. Facendo quadrato attorno a Papa Francesco, Roccia invincibile nella Verità, i Sabra partono decisi. Rullano i tamburi del cielo: “All’assalto, forte gioventù …”. Nell’Amore dei Tre con la Mamma Celeste, don Carlo e don Bruno vedremo l’anticipo della Civiltà dell’Amore e della Primavera della Chiesa.


Aggiunto: Aprile 12, 2015
Eliminare questa voce Risposta alla voce Indirizzo IP




Messaggio
NECESSITÀ DI ESSERE TESTIMONI QUALIFICATI, SEMPRE!

“Io sono venuto in questo mondo per fare un giudizio: perché vedano quelli che non vedono e perché quelli che vedono diventino ciechi” (Gv 9,39)

A causa di un po’ di indisposizione fisica e per il residuo della “sindrome della vacanza”, martedì 7 aprile 2015, le presenze al gruppo “La Luce” erano abbastanza tirate; eppure l’incontro si è svolto ugualmente e l’intensità è stata, a dir poco, eccellente. Nei nostri percorsi di fede, guai se guardassimo al numero delle persone presenti; a noi deve interessare la qualità della formazione in ogni caso perché, come diceva S. Francesco di Sales: “Ogni singola persona vale quanto una diocesi intera”. Il programma svolto nell’incontro è stato questo: Invocazione dello Spirito Santo, lettura del brano “Il cieco nato” tratto dal capitolo 9 del Vangelo di S. Giovanni, condivisione inserita nella recita dei misteri della luce del Santo Rosario.
La partenza con il primo mistero l’ha data don Eligio commentando i seguenti versetti: (Dopo la guarigione), i vicini e quelli che prima erano soliti vederlo mendicare, dissero allora: “Ma costui non è quello che era seduto a mendicare?”. Altri dicevano: “È lui”; altri: “Nient’affatto; ma gli somiglia”. Lui diceva: “Sono proprio io” (vss. 8-9). L’incontro con Gesù e con la Sua Parola divinizza e trasforma chiunque lo accolga. I commenti fatti a riguardo del cieco, rendono tutto questo ancora più evidente. Viene spontanea questa domanda: Nella nostra quotidianità ci sono dei segni che “esprimono” il nostro cambiamento dopo avere incontrato Gesù?
Ciascuno ha avuto la possibilità di rispondere personalmente:
- L’incontro con Gesù mi ha fatto ritrovare la pace interiore e una visione diversa della fede.
- Gradualmente mi sto riavvicinando alla fede, che fino a poco fa era quasi spenta.
- Sono cambiato da quando mi sono fidato di Gesù; quanto mi chiede lo faccio.
- Ho conquistato fiducia in Gesù gradualmente. Non ho paura di fare sacrifici per Lui.
- Chi mi conosce da tempo, parla di me come un convertito a Qualcuno che non conoscono.
- Ho imparato l’ascolto fiducioso ed incondizionato della Parola, senza disquisizioni scientifiche che spesso ci allontanano da Lui, più che avvicinarci.

Il secondo mistero della Luce lo ha guidato Luigi partendo dall’atteggiamento dei genitori del cieco nato. Essi, interrogati dai Farisei se il loro figlio fosse veramente nato cieco, hanno risposto: “ Noi sappiamo che lui è nostro figlio e che è nato cieco; come, poi, ora ci veda, non lo sappiamo; o chi gli aprì gli occhi, non lo sappiamo. Interrogate lui. Ha la sua età, può spiegarsi da sé” (vss.20-21). Questi genitori hanno molta paura delle minacce incombenti su coloro che avessero accolto Gesù come il profeta o l’inviato di Dio per salvare Israele. Non se la sono sentita di fare il passo che il loro figlio aveva fatto. In realtà ha fatto molto di più di un passo, perché, dopo essere stato interrogato più volte, con ingenuità ha chiesto ai farisei: “Già ve l’ho detto e non mi avete ascoltato. Perché volete sentirlo ripetere di nuovo? Volete anche voi diventare suoi discepoli?” (vs 27). Senza saperlo, ha annunciato il Vangelo anche ai farisei invitandoli ad essere suoi discepoli. La sua gioia di essere guarito è subito diventata spontaneo e libero annuncio. Impariamo dall’ex cieco nato a non fermarci davanti a nessun ostacolo, ma a cogliere ogni occasione di diventare annunciatori della Verità che salva e libera dal peccato. Preghiamo per questo.

La decina del terzo mistero della Luce è stata introdotta dalla riflessione di Stefano che si è allacciato alla testimonianza del cieco guarito: “L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: Va’ a Siloe e lavati. Ci sono andato, mi sono lavato e ora ci vedo” (vs 11). Gli hanno poi fatto ripetute domande, soprattutto da parte dei farisei, tanto, tra il meravigliato e il seccato, ha dovuto dir loro: “Già ve l’ho detto e non mi avete creduto. Perché volete sentirlo di nuovo?” (vs 27). Questa insistenza nel porre domande, mette in evidenza che non si è capita una cosa importantissima: quest’uomo non era solo cambiato esteriormente, ma il suo incontro con Gesù lo aveva condotto anche e specialmente ad un cambiamento interiore che iniziava già a mostrare dei segni evidenti. In ogni cosa che facciamo è perciò importante curare non solo l’esteriorità, ma saper entrare “dentro” le cose e operare in profondità. In altre parole: stare attenti agli atteggiamenti farisaici che mirano a curare più l’esterno che l’interno degli incontri e degli avvenimenti che la vita riserva. Abbiamo pregato per ottenere il dono del discernimento.

Il quarto mistero della Luce lo ha introdotto Mauro prendendo spunto dal vs 34; i farisei dopo avere ascoltato la testimonianza dell’ex cieco, trattandolo con estrema durezza hanno controbattuto dicendogli: “Dalla nascita non sei che peccato e ci vuoi far scuola?”. E lo hanno cacciato fuori. Quante possibilità sono state date loro per comprendere: segni, parole, cambiamenti, liberazione … ; così come tanti segni vengono dati anche a noi! Eppure? “Lo cacciarono fuori”! Purtroppo la storia di allora si ripete ancora oggi con un rifiuto, non tanto della realtà dei fatti, perché alcuni di questi non si possono ignorare. Si rifiuta la necessità della conversione, come accoglienza della novità che Gesù ci porta e il dover cambiare, come conseguenza, scelte e stile di vita. L’ex cieco ha dato la risposta migliore perché ha scelto di mettersi in gioco in tutti i sensi; non si è accontentato della sola guarigione fisica, pur necessaria, ma è andato al di là, alla guarigione del cuore e all’accoglienza di Gesù, Luce del mondo, nella sua vita. I farisei, che pure lo hanno incontrato fisicamente, hanno dato ascolto al loro “IO”, talmente forte da superare la conoscenza offerta da Gesù. Abbiamo pregato per chiedere l’umiltà del cuore.

L’ultimo mistero della Luce lo ha introdotto Simone con una riflessione ispirata dal vs 16: “Quell’uomo non viene da Dio, perché non rispetta il sabato”. Altri dicevano: “Come può un peccatore fare tali segni?”. Ed erano in discordia tra loro. Gesù fa parlare di sé in ogni caso: perché lo si ama o perché lo si odia. Prima che l’ex cieco incontrasse Gesù, di lui si sapeva poco e, praticamente, non importava a nessuno. Dopo l’accaduto invece, tutti ne parlano e lo notano. Così è per noi! Prima si è mimetizzati nella massa e per i più si passa inosservati. Dopo l’incontro vero con Gesù, si cambiano radicalmente abitudini e scelte e c'è chi comincia ad accorgersi anche di noi. Abbiamo pregato per l’essenzialità nelle scelte e per la gioia di sentirsi nella Verità.

TORNANDO A CASA DOPO L’INCONTRO, CHE COSA PORTIAMO CON NOI?
Ecco le risposte dei presenti:
- Il coraggio di testimoniare la fede senza paura di essere scacciati o giudicati.
- Non accettare i compromessi o l’omertà e, se necessario, pagare di persona.
- Nell’agire quotidiano saper prendere le nostre decisioni senza rimandare a domani.
- L’obbedienza della fede. Se Gesù mi dice: “Va a Siloe e lavati”, vado subito con fiducia.
- Essere possibilmente sempre me stesso senza vergognarmi di eventuali pregiudizi.
- Combattere e mettercela tutta nelle scelte buone che faccio.

Come detto all’inizio, non ci siamo fermati al numero dei presenti, ma abbiamo puntato alla qualità dei contenuti da sviscerare. Ogni incontro GAM è una miniera di Grazia. Deo gratias!


Aggiunto: Aprile 11, 2015
Eliminare questa voce Risposta alla voce Indirizzo IP




Messaggio
È SEMPRE BELLO E IMPORTANTE RITORNARE ALLE SORGENTI, RITEMPRA E RILANCIA!

Gesù venne incontro a Maria di Magdala e l’altra Maria e disse loro: “Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno” (Mt 28,10).

Nel solenne Triduo Pasquale, ogni giovane e famiglia GAM erano impegnati nelle proprie comunità parrocchiali, perciò nella nostra sede non c’è stato alcun incontro specifico; e così anche nel giorno di Pasqua. Mentre il Lunedì dell’Angelo, 6 aprile 2015, senza nessun programma prestabilito, don Eligio e Marilena, la responsabile, si sono ritrovati al Santuario del Todocco per pregare insieme a don Gaudenzio e alle sorelle “Figlie della Madre di Gesù”. Nella sua semplicità e profondità è stato un momento di Grazia che sicuramente accompagnerà il nostro cammino quotidiano: la celebrazione della S. Messa in santuario, lo scambio di progetti per una possibile collaborazione, un’agape fraterna anche con altri amici GAM e l’adorazione Eucaristica di congedo … È la Mamma, nostra Celeste Condottiera, che combina tutto e guida in modo meraviglioso il Suo Movimento.

Abbiamo pregato per tutti abbracciando tutte le realtà suscitate dallo Spirito Santo attraverso il cuore infuocato d’Amore di don Carlo e don Bruno. Nella manciata di ore che i nostri amici sono stati al Todocco, a detta loro, hanno respirato ciò che dice il salmista: “Ecco quanto è buono e quanto è soave che i fratelli vivano insieme! Là il Signore dona la benedizione e la vita per sempre” (Sal. 132,1.3). Quando, come l’Apostolo Paolo, si ha il coraggio e la determinazione di “dimenticare il passato per protenderci verso il futuro, allora corriamo verso la mèta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù” (Fil 3,13-14).

Lo scopo di questo pellegrinaggio era proprio questo: tornare là dove don Carlo e don Bruno hanno spesso trovato la loro “Cafarnao” per riposare il corpo e lo spirito e poi ripartire con nuove idee e nuove energie. Marilena e don Eligio hanno consegnato tutto nella mani della Mamma ed ora, insieme a tutti noi, si preparano a vivere altre fasi molto importanti del nostro cammino albese, in vista dell’incontro a Torino nel 40° anniversario di nascita del GAM. Dal cambio della nostra sede da S. Cassiano a Piana Biglini, sempre nella città di Alba, alle tante sorprese che lo Spirito Santo ci farà gradualmente scoprire. Grazie don Gaudenzio, grazie care sorelle “Figlie della Madre di Gesù” e buon cammino a tutti.


Aggiunto: Aprile 8, 2015
Eliminare questa voce Risposta alla voce Indirizzo IP




Messaggio
PICCOLE SCINTILLE CHE PREPARANO IL GRANDE FUOCO DI PASQUA.

“Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, poiché vi dico: non la mangerò più finché essa non si compia nel regno di Dio” (Lc 22,15).

L’incontro del gruppo “La fede è andar” di mercoledì Santo 1° aprile 2015, è stato tutto dedicato all’adorazione della Parola di Gesù, attraverso il Cuore Immacolato di Maria, trepidante in questi giorni per la passione di Suo Figlio, mentre don Eligio amministrava la Divina Misericordia nel Sacramento della gioia. Il gruppetto era numericamente modesto, ma non certo l’amore incandescente che è scaturito dalle cinque decine del Rosario seguite alla Parola di Dio.

La Madre di Gesù disse ai servi: “Fate tutto quello che egli vi dirà” (Gv 2,5). Qui l’evangelista Giovanni sottolinea la fede della Mamma Celeste che ci insegna due cose: ad affidarci completamente ai disegni d’amore del Padre e farci evangelizzatori attivi di questa fede, specie in questi giorni che precedono la Pasqua. Proprio come ha fatto Lei a Cana, quando stava per mancare la gioia, l’ha chiesta a Gesù, e Lui l'ha ascoltata. Nella prima decina supplichiamo il dono di una fede sempre più forte. (Alessandro V.)

“Veramente quest’uomo era Figlio di Dio” (Mc 15,39). Prendo spunto da questa coscienza tardiva quasi che fosse un riscatto di ciò che non si era capito all’inizio. In questa seconda decina chiediamo alla Mamma di aiutarci a “scremare” il superfluo per arrivare a Pasqua con il cuore libero dall’incredulità e aperto alla novità di un mondo nuovo. (Luca B.)

“Io sono la vera Vite e mio Padre è il vignaiuolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto egli lo recide; e ogni tralcio che porta frutto lo rimonda perché ne porti ancora di più” (Gv 15,1-2). Il vignaiuolo taglia i tralci superflui per avere abbondanza di frutti. Così anche noi, in Quaresima, siamo chiamati a sacrificare un po’ del nostro tempo, alcuni aspetti della nostra vita, per arrivare alla Pasqua portando molto frutto. In questa terza decina chiediamo alla Mamma che ci aiuti ad eliminare tutto ciò che rallenta la nostra crescita o che danneggia la nostra vita spirituale. Gesù ci dona tutto e tutto chiede anche a noi, se lo vogliamo dare. (Alessandro R.).

“Vi do un comandamento nuovo: amatevi gli uni gli altri. Sì, anche voi amatevi come io vi ho amati. In questo vi riconosceranno come miei discepoli: dall’amore che voi avrete gli uni verso gli altri” (Gv 13,34-35). Purtroppo, capita che non sempre il nostro amore sia corrisposto, ad esempio quando si frequentano amicizie sbagliate. In questi casi è difficile riuscire a trasmettere l’amore e l’umanità che ci insegna Gesù. Preghiamo allora, in questa quarta decina, affinché Gesù ci insegni l’arte di sensibilizzarci per essere in grado a nostra volta, di sensibilizzare il nostro prossimo alla cultura dell’Amore. (Fabrizio R.)

“Io sono il buon Pastore. Il buon Pastore dà la vita per le pecore” (Gv 10,11). Pastore è colui che si prende cura e protegge le sue pecore. Questa è una bellissima metafora che infonde molta sicurezza. Come le pecore con il loro pastore, così anche noi, siamo chiamati a coltivare con Gesù un rapporto di completa fiducia. In questa quinta decina preghiamo affinché ogni giovane GAM abbia a coltivare più fiducia in Dio e meno paura dei Suoi castighi. (Noemi F.)

Prima della Salve Regina, Lorenzo T., ha voluto farci dono di alcune parole che ci hanno messo le “ali” per entrare nel miglior modo possibile nel grande Triduo Pasquale. “Se non credete quando vi parlo di cose della terra, come crederete quando vi parlerò di cose del cielo?” (Gv 3,12). Il nostro futuro, ciò che facciamo sulla terra, deve essere la risonanza del piano d’Amore di Dio per ciascuno di noi. L’arazzo della nostra vita, dopo la morte, mostrerà tutta la sua bellezza in Cielo, e sulla terra lascerà un capolavoro compiuto. È bene perciò iniziare fin da oggi ad occuparsi del nostro futuro, senza perdere il tempo che domani potrebbe venirci a mancare.

Bene, con quest’ultimo pensiero di Lorenzo che ha raccolto un po’ anche quello degli altri, vogliamo entrare nel mistero dell’Amore di “Dio che ha talmente amato gli uomini da dare il suo unico Figlio perché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia la Vita eterna” (Gv 3,16). Con il Cuore Immacolato di Maria, entriamo nella passione di Gesù per uscirne vittoriosi nel giorno di Pasqua. Santo Triduo pasquale a tutti i giovani e famiglie GAM e a tutti i visitatori del nostro sito.


Aggiunto: Aprile 8, 2015
Eliminare questa voce Risposta alla voce Indirizzo IP




Messaggio
SIMONE, SEI ARRIVATO A QUOTA 18. GRAZIE DI ESISTERE!

“ Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità. Da questo conosceremo che siamo nati dalla verità e davanti a lui assicureremo il nostro cuore qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa” (1 Gv 3,18-20).

Le lancette del tempo hanno segnato una tappa importante: il giorno 27 marzo 2015, il nostro carissimo amico Simone Picci ha raggiunto la bella età di 18 anni! Sì, sottolineiamo l’aggettivo “bella”, perché il cammino che Simone ha percorso dai quindici ai diciotto anni è stato davvero coerente e straordinario. Serietà, puntualità, fedeltà e coerenza hanno caratterizzato la sua partecipazione agli incontri del gruppo “La Luce”, ogni martedì sera. Simone solitamente non dice tante parole, ma il suo esempio e i suoi interventi misurati, sono la parola più eloquente. Possiamo ricordare, ad esempio, quando nel giro finale dei grazie, il martedì prima del suo compleanno, ha annunciato questa ricorrenza. Tutti gli hanno chiesto che cosa avrebbe fatto ed egli ha risposto: “Nulla di speciale. Mi hanno fatto delle proposte alle quali non voglio aderire. Non voglio sciupare il lavoro di tre anni, per una serata. Sono felice così!”. Quando lo abbiamo incontrato il martedì dopo, per la precisione il Martedì Santo, ci ha raccontato che è andato a mangiare una pizza con sua mamma e che ha bevuto un bicchiere di Sprite.

Chi ha conosciuto Simone prima, e lo vede ora, non può che confermare la sua coerenza e trasparenza. Per noi del GAM egli è un vero dono della Mamma Celeste! Per festeggiare questo avvenimento unico nella vita, considerato che il giorno del compleanno era un venerdì di Quaresima e che il martedì successivo era durante la Settimana Santa, abbiamo pensato di spostare a martedì 7 aprile il momento di festa. Nell’incontro del 31 marzo però, gli abbiamo fatto i nostri auguri personalizzati, in decina. E’ stato un momento di famiglia, prima di mettersi a disposizione per il Sacramento della gioia.

DON ELIGIO: Simone carissimo, ti faccio dono delle parole del Libro del Siracide “Un amico fedele è una protezione potente, chi lo trova, trova un tesoro” (6,14). Tu, per noi, sei un Amico fedele e un chiaro e fermo punto di riferimento. Non venire meno, mai! Preghiamo per te e ti rinnoviamo tutto il nostro affetto. Auguri e grazie di esistere!

IOSIF: Grazie Simone perché sei un grande esempio per noi tutti! Il cammino che stai facendo e che ci stai testimoniando, è una vera spinta a non mollare. Grazie per la nostra amicizia perché si sta fortificando sempre più incontro dopo incontro.

SALVATORE: Da tre anni stai facendo un bellissimo percorso. Per aiutarti a comprendere sempre meglio quanto questo sia vero, ogni tanto poniti la domanda: “Tornerei indietro a quello che ero prima?”. Se riesci a dire un NO secco, significa che hai incontrato Dio e che, con Lui, intendi proseguire il cammino. Se invece dici SÌ, significa che è necessario intensificare ancora di più il percorso iniziato. Va avanti, Simone. Ti stimo moltissimo!

GIANLUCA: Ti reputo un ragazzo maturo! Nel mio cammino comunitario mi è stata insegnata una cosa molto importante: non deve mai essere dimenticata la vita di prima perché essa serve a motivare le scelte che si fanno ogni nuovo giorno. Buon cammino e continua così perché sei sulla buona strada.

MAURO: Ti auguro di vivere questa tappa importante della vita in modo pieno e coscienzioso, affinché un giorno tu, ricordando la tua vita, possa dire a te stesso: “Sono felice! Ho vissuto bene il tempo senza sprecare nulla”.

LORENZO: Il mio augurio più sincero, affettuoso e disinteressato, è quello che tu possa vivere bene questi anni; o meglio vivere ogni anno come fosse il primo, l’ultimo, l’unico della tua vita. Auguri!

UMBERTO: Sono arrivato da poco in questo gruppo e non ho ancora avuto modo di approfondire la nostra conoscenza. Ti auguro un buon compleanno e mi riprometto di conoscerti meglio.

LUIGI: Il mio augurio è che tu possa continuare a vivere sempre più pienamente questa maggiore età che hai ora raggiunto. E ti auguro che tutto ciò che tu fai adesso possa esserti utile per il futuro. Grazie di esistere e ancora auguri!

STEFANO: Ti conosco poco, ma vedo che sei una persona molto determinata. Voglio invitarti a continuare quanto hai iniziato perché, come ti hanno detto tutti, sei sulla buona strada. Auguri!

ALEX: Come te, anche io non parlo molto ed anche a me piace ascoltare e fare tesoro delle tante cose buone che apprendo. Perciò ti auguro di continuare su questa strada e di testimoniare la bellezza di lasciarci ammaestrare da Gesù buon Pastore. Auguri!

Dopo questo momento tanto bello e familiare degli auguri personalizzati, abbiamo pregato e cantato il salmo 22 “Il buon Pastore”, che don Carlo definisce: Un canto per un sacrificio di ringraziamento, un salmo che ha riconfortato milioni di anime lungo i secoli, il Vangelo in miniatura. Dopo la preghiera del testo e l’approfondimento con le tre letture: con Israele, con Gesù, GAM oggi, sono stati condivisi alcuni pensieri suscitati dal salmo. Eccoli:

Il salmo 22 ci ha mostrato la forza della fede; se hai Dio nel cuore le difficoltà non fanno più paura e quando c’è da ringraziare, lo si fa con cuore libero e ardente.

Quando uno di noi vuole approfondire ancora di più la propria fede in Gesù Risorto e vivo tra noi, deve prendere in mano questo salmo e pregarlo con tanta fiducia. Allora, anche se camminassimo in valle oscura, non temeremmo alcun male perché sapremmo che Lui è sempre con noi. Il Suo bastone e il Suo vincastro ci danno sicurezza.

Che bello! Questa sera ho colto veramente bene che non siamo mai soli nel nostro cammino quotidiano. Anzi, proprio quando siamo nel buio della prova, Egli è ancor più vicino a noi, ci aiuta a superarla e così facendo non fa che rafforzarci.

Il bastone che usa il buon Pastore per guidarci è paragonabile a quello che usano i ciechi per evitare gli ostacoli lungo il loro cammino per le strade. Così anche noi abbiamo bisogno del “bastone di Dio” per superare i momenti difficili e camminare sulla via della Vita.

Il buon Pastore ci aiuta ad intravedere spiragli di luce anche nei giorni più oscuri; ci dà la forza di guardare oltre con ottimismo nei giorni più difficili, quando saremmo tentati di mollare tutto. Con Lui nulla va perduto anche quando umanamente potrebbe sembrare il contrario.

Il messaggio che sono riuscito a cogliere è che Lui è la nostra guida e noi dobbiamo seguirlo con fiducia filiale e pieno abbandono. Lui è sempre con noi, tocca a noi avvertire e accogliere la sua presenza!

In questa sequela non dobbiamo mai rinunciare a ragionare con la nostra testa e con l’intelligenza che Lui ci ha dato. Il dono più grande dell’Amore è la libertà. Lui ci parla, ci indica la strada e si offre per camminare davanti a noi; sta a noi seguirlo fidandoci che non saremo ingannati, anche se spesso ci tocca di camminare nel buio.

Questo salmo diventa un invito ad approfondire la nostra fede, a saper “rendere ragione della speranza che c’è in noi” (Cfr. 1 Pt 3,15), a fidarsi del Signore anche quando permette le prove nella nostra vita. Allora comprenderemo sempre meglio il senso di ciò che viviamo il martedì sera.

Don Eligio ha terminato di ascoltare le confessioni e, con la preghiera della Salve Regina e la benedizione, l’incontro si è concluso. Quanta pace e quanta ricchezza ognuno ha potuto portare a casa! Andiamo avanti nella gioia perché il Signore è con noi e “felicità e grazia ci saranno compagne tutti i giorni della nostra vita, e abiteremo nella casa del Signore per lunghissimi giorni” (Sal. 22,6).


Aggiunto: Aprile 8, 2015
Eliminare questa voce Risposta alla voce Indirizzo IP




Messaggio
UN’ALTRA DOMENICA DI SOVRABBONDANTE GRAZIA

Così parlo Gesù; poi alzando gli occhi al cielo disse: “Padre, l’ora è venuta: glorifica tuo Figlio perché tuo Figlio glorifichi te“ (Gv 17,1).

Questa domenica è coincisa con quella “delle Palme”, perciò non potevamo non metterla a totale servizio del Signore. Così, domenica 29 marzo 2015, Gesù, anche se non più seduto sopra un puledro, ha continuato a percorrere tante vie e tanti paesi, e ad intrattenersi con i “suoi” condividendo la bellezza straordinaria della Sua preghiera.

Ora vi raccontiamo com’è andata e iniziamo dal giorno prima quando, alle ore 11:56 del sabato, è arrivato un ardente messaggio di Marco Red: “Questa domenica 29 c.m., mega volantinaggio tra le colline di Alba, Langhe e Roero per ringraziare Gesù e per chiedere il dono della pace nel mondo. Ritrovo alle ore 14.00 in piazza a Neive”. Dopo il “mega volantinaggio”, mega nel vero senso della parola, parecchi erano presenti all’incontro della sera e ci hanno potuto raccontare com’è andata questa “Operazione pioggia abbondante”.

Andiamo però con ordine. Per prima cosa abbiamo proseguito con la registrazione dei salmi per il nostro sito internet. Questa volta abbiamo cantato e pregato con il salmo 62 “L’anima assetata del Signore”: l’effusione di un’anima innamorata di Dio, per la quale Dio è tutto. Arriverà al punto di dire: “Di te ha sete l’anima mia, a te anela la mia carne, come terra deserta, arida, senz’acqua … Poiché la tua grazia vale più della vita, le mie labbra diranno la tua lode” (vss 2-4).

Dopo il salmo ecco le testimonianze sul volantinaggio. Con evidente entusiasmo, Marco ha condiviso tutta la sua gioia nel comunicarci che hanno risposto in quindici al suo invito. Dopo un intenso momento di preghiera iniziale, è stato possibile formare tre gruppi di evangelizzazione che hanno operato in tre zone diverse. Un gruppo è andato a Baraccone di Castagnito e Magliano Alfieri (CN); un altro gruppo a Castagnole delle Lanze e Boglietto di Costigliole (AT), e l’ultimo a Canelli (AT), S.Stefano Belbo e Cossano Belbo (CN). Sono stati volantinati 1500 “Per me Cristo”: una vera e abbondante pioggia di Grazia, durante la quale Loredana ha sostenuto tutti con la preghiera.

Rachele che è andata a volantinare per la prima volta, con il sorriso sulle labbra, ha raccontato: “All’inizio non sapevo come muovermi, poi, man mano che donavo i pieghevoli, mi stupivo per il coraggio che dentro di me aumentava. Se prima ero titubante nel darlo a qualcuno poi, invece, l’ho donato a tutti e dentro di me ho sentito una grande forza anche per il resto della giornata. Sono stata proprio contenta”.

Anche Mariarosa è stata a volantinare per la prima volta. Ecco la sua ardente testimonianza: “Donare la Parola di Dio è stato bellissimo! Come bella è stata l’avventura con un gruppetto di quattro ragazzini in bicicletta: mentre passavano mi hanno visto volantinare, si sono fermati e uno di loro mi ha chiesto spiegazione su che cosa stessi facendo. Ho risposto che stavo seminando la Parola di Gesù così avrebbe potuto leggerla anche chi non era stato a Messa il mattino, e poi gli ho chiesto se lui aveva partecipato alla Messa. Alla sua risposta negativa gli ho allungato il PMC dicendogli: Allora tieni, leggilo. E' sceso dalla bici, si è seduto, si è messo a leggere, che bello! Strada facendo abbiamo poi incontrato una signora che, dove aver ricevuto il volantino, ha ringraziato e ha detto: lo do da leggere a mio suocero che è seduto in macchina! Chissà, forse la Mamma si è “servita” di questa signora per arrivare allo suocero? Ci piace crederlo”.

Franco ci ha condiviso così il suo stato d’animo: “Solo fino a due anni fa non avrei mai immaginato di trovarmi coinvolto in un’avventura così stupenda! Quando mi trovo in mezzo ai giovani GAM respiro giovinezza, ritorno giovane nel cuore e da tutti ricevo un pezzetto di ciascuno. È veramente un’avventura meravigliosa!”.

Davide ha raccontato la sua avventura a Canelli: “Innanzitutto questo paese l’ho trovato molto più aperto e accogliente di altri, un campo nuovo da scoprire dove donare sorriso ed entusiasmo. Sono andato a volantinare anche in un bar e un anziano mi ha chiesto: “Perché fai questo?”. Dopo avere spiegato la motivazione del volantinaggio, evidentemente senza avere compreso il significato della risposta, ha ribattuto: “Fatti pagare, no!”. Mi è venuto spontaneo rispondergli: “Per la salvezza non c’è prezzo!” Intanto ho continuato il giro e ripassando davanti al bar ho sentito che stavano discutendo alla grande. Insomma, in un modo o in un altro, Gesù fa sempre parlare di Lui! È stato un pomeriggio fantastico!”.

Marco L. ci ha raccontato di un incontro interessante: “Mentre stavamo volantinando a Castagnole delle Lanze, andando verso S. Stefano Belbo, passava di lì un giovane napoletano di nome Domenico. Riconoscendo il pieghevole PMC, ha fermato la macchina e, presentandosi come giovane GAM ha voluto conoscere la nostra realtà, ha chiesto qualche riferimento telefonico e ha voluto sapere quando ci incontriamo perché, risiedendo attualmente per il lavoro a Verbania (NO), vorrebbe partecipare a qualche nostro incontro. Uniti nella spiritualità GAM anche senza conoscerci. Bello!”.

Mariarosa riprende la parola e racconta ancora un episodio vissuto a Cossano Belbo: “Ho imboccato una stradina dietro la chiesa ed ho incontrato quattro signore sedute davanti a una casa. Ho offerto loro il pieghevole presentandolo come Parola di Gesù, ma ho ottenuto un rifiuto perché sicuramente sono stata scambiata per una testimone di Geova. Allora mi sono presentata come appartenente al GAM e ho spiegato chi siamo e che cosa ci proponiamo. A quel punto hanno preso tutte e quattro il PMC, hanno ringraziato e ai loro discorsi hanno così potuto aggiungerne uno nuovo”.

Bene, dopo questi e altri interventi, tutto in un clima decisamente coinvolgente, una decina del Rosario con il canto Candida come la neve e il cuore era pronto per un po' di ascolto di don Bruno. Con una profondità eccezionale ha spiegato il versetto 1 del cap.17 di S. Giovanni, suscitando in tutti un profondo interesse. Ecco alcuni pensieri, tra i più significativi che sono seguiti all'ascolto:

Gesù che è Dio come il Padre e lo Spirito Santo, sentiva il bisogno di ritirarsi in luoghi deserti e pregare. E noi che non siamo Gesù, che rapporto abbiamo con la preghiera?

E' necessario dare attenzione ed importanza ai gesti che si possono compiere nella preghiera.

Una delle tentazioni che si ripresenta ogni giorno è quella di volerci sostituire a Dio cedendo alla pigrizia e giustificando tanti nostri capricci.

Dobbiamo rinnovare spesso il nostro affidamento a Gesù, consegnandogli il nostro cuore senza alcuna riserva. Tante volte, invece, si pensa solo a quello che si lascia e si prende poco in considerazione quello che si trova: le abbondanti ricchezze della Sua grazia.

Una cosa buona che dobbiamo chiederci costantemente quando preghiamo è questa: la nostra preghiera è “contrattare” con Dio o donarsi totalmente nelle sue mani?

Deve esserci un serio impegno nel cammino di preghiera, se inizialmente può sembrare faticoso, poi si rivela una vera fonte di gioia e di forza.

Quando si entra nello spirito della preghiera vera, non solo non si ha paura a chiedere qualcosa, ma addirittura si punta ancora più in alto: “Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi verrà aperto; perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto” (Mt 7,7-8).

La preghiera quotidiana deve far parte delle nostre “buone abitudini”, da farsi come qualcosa che fa parte di noi stessi e di cui non possiamo fare a meno. A tal proposito è molto bello quello che abbiamo visto nella lettura GAM del salmo 62 attribuito a S. Elisabetta della Trinità. Ella scrivendo a sua mamma diceva: “Se tu sapessi come sono felice nella solitudine dell’infermeria! Gesù è con me e noi due viviamo notte e giorno in un dolce cuore a cuore”.

Nei momenti di maggior crisi o difficoltà, quando crediamo che tanti nostri sforzi cadano nel vuoto, se ammettiamo la nostra piccolezza, le nostre giornate prendono un colore diverso se diciamo a Gesù: Aiutami, ho bisogno di te e accettiamo il suo aiuto.

A volte, anche se facciamo parecchia fatica ad accettarlo, le nostre “spine nel fianco” si equiparano a quella “croce” che redime la nostra sofferenza e ci conducono alla nostra santificazione. Dobbiamo chiedere l’umiltà di accettare la nostra condizione e, nei casi più difficili, dire come Gesù nel Getzemani: “Padre, se vuoi allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà” (Lc 22,42).

Quando Dio permette la sofferenza, la prova, è sempre per un bene maggiore. Affidarsi a Lui con fiducia è camminare nella Sua volontà che è salvezza.

E con quest’ultimo intervento abbiamo chiuso la nostra splendida domenica. Con gioia convinta diciamo: “Credo nello Spirito Santo, la Santa Chiesa cattolica, la comunione dei Santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna. Amen”.


Aggiunto: Aprile 1, 2015
Eliminare questa voce Risposta alla voce Indirizzo IP
Powered by PHP Guestbook 1.7 from PHP Scripts
 
« Prima ‹ Indietro 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 Dopo › Ultima »