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Non vi chiamo più servi... ma vi ho chiamato amici (Gesù)





Messaggio
CREDO NELLA COMUNIONE DEI SANTI

“Poi un segno grandioso apparve in cielo, una Donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle” (Ap 12,1).

Messaggio arrivato la domenica mattina alle ore 08:49: “Grazie per avermi reso partecipe all’incontro di ieri sera, è stato straordinario! Persone con una forza come la loro non le avevo ancora incontrate. Grazie ancora. Samuele”. Anche in questo nuovo articolo è davvero un’impresa ardua trasmettere le emozioni provate nell’incontro vissuto sabato 28 marzo 2015 nella cappella feriale di Neive Capoluogo (CN). Noi ci proviamo e il resto lo faranno i Tre con la Mamma Celeste.

Del precedente corso in preparazione al Matrimonio cristiano, mancava ancora un incontro per due coppie che, a causa del lavoro, non avevano potuto partecipare all’incontro-testimonianza con gli amici del gruppo “Maria Porta del cielo”. Il numero ridotto di persone, l’inizio della Settimana Santa, la disponibilità all’ascolto di Samuele e Martina, e di Davide e Valentina, l’intimità con Gesù Eucaristico solennemente esposto sull’altare, la presenza materna della Mamma Celeste, nonché il sapersi e sentirsi in comunione con i nostri Amici in Cielo, hanno sprigionato dalle parole dette e ascoltate, una tale forza da rendere il cammino di queste due coppie una vera avventura d’Amore fondato sulla Roccia. Ma andiamo con ordine.

Dopo i saluti iniziali di reciproca accoglienza, abbiamo invocato lo Spirito Santo e rivolto lo sguardo verso Gesù splendente di bellezza nella Presenza Eucaristica. Poi, come Maria di Betania, anche noi ci siamo seduti ai Suoi piedi, in ascolto della Sua Parola. Don Eligio ha commentato in decina il testo evangelico di S. Matteo 7,21-27 leggendolo in chiave famigliare. Ecco alcuni passaggi.

Il Matrimonio non si costruisce su delle parole, ma su fatti ben concreti, costanti e verificabili.
E' importante curare non solo lo straordinario, ma curare la costante verifica dell’ordinario.
Non finire mai il cammino di conoscenza reciproca; deve essere un costante impegno di entrambi.
Ascoltare e praticare la Parola di Dio è sinonimo di saggezza e garanzia di solidità nel costruire.
Le prove, di tutti i generi, non potranno distruggere quanto è stato costruito sul Signore.
Quando si vive in Lui e di Lui, tutto si fortifica e le stesse prove non fanno che irrobustirci.
Purtroppo l’essere liberi può essere usato anche male: si può ascoltare ma non praticare la Parola.
Se la saggezza arriva dall’ascolto-pratica della Parola, la stoltezza è il frutto dell’ottusità ad essa.
Le prove arrivano comunque e non risparmiano nessuno, però ben diverso è il risultato finale.
Chiediamo il dono dello stupore e della fiducia nell’accoglienza della Parola di Dio, Roccia viva.

Dopo questa decina dai contenuti molto forti, ecco che i nostri Amici del gruppo “Maria Porta del Cielo”, hanno condiviso l’esperienza del loro dolore redento dalla Passione, morte e Risurrezione di Gesù. C’erano: Sergio, marito di Laura, e i genitori di Marco, di Nicolas e di Paola. Dai loro profondissimi interventi riportiamo qui solo alcuni passaggi molto significativi.

Un insegnamento sul Matrimonio si ascolta volentieri quando a impartirlo è una coppia di coniugi, felice di essere tale. In un corso in preparazione al matrimonio cristiano sono i più attendibili.

Nella coppia diventatfamiglia è possibile incontrare come compagno di viaggio il dolore; lancinante quando è causato dalla perdita prematura di un figlio o del coniuge. Purtroppo non esiste un “corso di preparazione” a questa eventualità, in tanti casi non prevedibile.

In una coppia diventa un elemento molto importante la condivisione della fede. Nella misura in cui viene coltivata, essa allarga gli orizzonti e porta a fare delle scelte di solidarietà che approfondiscono il vivere cristiano e lo aprono a quel “qualcosa di più” da tenere come riserva.

Incontrare la malattia non è un’esperienza che chiude in se stessi, ma che affina la fede. “Al momento della verità sullo stato di salute di mia moglie - racconta Sergio -, in sintonia con il percorso di fede fatto insieme a Laura ho così ragionato: Se Dio è un Papà buono, Lui ci sosterrà

Così pensando ci siamo affidati nelle Sue mani”.

La grazia più importante da chiedere in momenti bui come quelli della malattia e della morte, oltre alla possibile guarigione fisica, è quella di non cadere nel tranello della disperazione. Coltivare la ricerca dell’essenziale, scartando tutto quello che nel tempo concesso non è affatto importante.

Alla luce dei momenti dolorosi si capisce ancora meglio la portata delle parole pronunciate il giorno del Matrimonio: “Io accolgo te e prometto di esserti fedele sempre, nella salute e nella malattia, nella gioia e nel dolore e amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita”. Quando si capisce che il tempo che si ha a disposizione si è fatto breve, tutto il superfluo si butta senza discussione alcuna e si vivono in profondità ogni minuto e situazione.

La sofferenza bisogna viverla come un mistero, non nel senso di qualcosa di misterioso che la mente non può capire; ma mistero inteso come qualcosa che va al di là della nostra immediata comprensione e che tuttavia nella misura in cui si entra in esso, se ne esce rafforzati e vittoriosi.

Vedendo la realtà della morte con occhi cristiani, si riesce a comprendere molto bene che essa non è la fine di tutto, nè l’avere spezzato il legame con la persona cara, no! La morte redenta dal Signore è un’occasione per fortificare il vero rapporto con quella persona, rapporto che va al di là dello spazio e del tempo e la certezza, nella fede, che questo legame non si dissolverà mai!

Nelle esperienze dolorose diventa molto importante non fermarsi solo allo sfogo naturale del pianto, ma aggrapparsi alla preghiera. Essa dà la certezza nel cuore che la via da imboccare non è mai quella della disperazione, ma quella della Luce che illumina la mente ed il cuore. Nell’elaborazione del lutto, se manca l’aiuto di Gesù e della Mamma Celeste, non si riesce a superare il dolore del distacco forzato e, tante volte improvviso, da una persona cara.

Un cammino di questo genere vissuto nello spirito della fede, scuote dalla tiepidezza e aiuta a dare il primato al Signore. Allora, pur con gli occhi bagnati di pianto, si riescono a vedere tante cose che prima non si vedevano, e le sorprese non finiscono più.

Una prima verità che si comprende con il cuore è che i nostri cari in Cielo, non solo non ci abbandonano mai, ma diventano i nostri Angeli custodi che ci guidano nelle scelte che noi, ancora pellegrini nel tempo, ogni giorno siamo chiamati ad operare.

Nei momenti dolorosi si comprendono meglio i valori dell’unità familiare, dallo stare più tempo possibile con i propri figli, a non attaccarsi troppo al lavoro e ai soli beni materiali. “Papà, goditi la vita, diceva Nicolas al papà Claudio, cioè: ricerca e apprezza ciò che conta veramente, valorizza ciò che merita di essere valorizzato. Dedica il tuo tempo a ciò che lo merita”.

È meraviglioso sperimentare l’aiuto che ci danno i nostri cari, aiuto in grado di farci toccare con mano l’invisibile e l'umanamente impossibile La cosa è così forte che non ti ritrovi a maledire Dio perché ti “ha tolto” la persona cara, ma a ringraziarlo per avertela donata.

Pertanto invitiamo tutti a vivere la fede a testa alta e a testimoniarla ovunque e in ogni circostanza, come un dono davvero grande e inestimabile. Allora si impara a parlare con i nostri cari defunti, e parlando li sentiamo vivi, ci sentiamo costantemente uniti a loro, insieme, sempre!

Quante volte rivedendo la loro breve avventura, spesso tanto ricca di insegnamenti, li sentiamo come i nostri “maestri di vita”, confidenti che ci aiutano a capire che cosa fare e che cosa non fare. “La vita è bella, è adesso ed è fantastica”, ripeteva spesso Paola e con l’arma del sorriso ha irradiato luce intorno a se. E noi vogliamo continuare l’opera iniziata per essere testimoni di un bene ricevuto e ridonato e perciò sempre più ricco. I nostri cari sono nati per vivere e perciò continuano a essere vivi e presenti in mezzo a noi. In Gesù tutto è vivo e presente, per sempre!

Quando la sofferenza viene sublimata in Dio, essa non conduce alla disperazione ma alla serenità, sofferta ma duratura. Gesù non promette illusioni, ma la pace che dona al cuore è impagabile; lo slancio nell’amore è sempre più puro e intenso.

Perciò Amici cari che ci avete seguito con tanta attenzione e amore, oltre a ringraziarvi, vi invitiamo a sentire la vita come un grande dono da apprezzare, coltivare e trasmettere. Grazie di cuore.

VISIBILMENTE COMMOSSI, I FIDANZATI HANNO CONDIVISO QUESTI DUE PENSIERI:

“Sono padre di una stupenda bimba di nome Rachele, nata quattro mesi fa e che tra circa due settimane riceverà il dono del Battesimo. Prima che nascesse io e la mia compagna siamo andati incontro ad una difficoltà: nel quinto mese di gravidanza, un’ecografia aveva dato come esito una possibile presenza di Sindrome di Down.
Credetemi, in quel momento non sapevo cosa pensare o come agire; ho avuto solo un vuoto dentro di me e un senso di disperazione. Tornato a casa parlai con mio padre della situazione, lui mi abbracciò e mi disse: “Non parlarne ma prega e chiedi aiuto al Signore, Lui avrà grazia per voi”. Chiesi aiuto per la prima volta al Signore, sapevo che poteva aiutarci, sentivo proprio la Sua forza e la Sua presenza in noi. Ora, grazie alla Sua volontà abbiamo una stupenda bambina forte e sana con una voglia di vivere straordinaria. Sono stati quindici giorni più brutti della mia vita e ogni volta che lo racconto sento i brividi. Ha capito però che con la fede si può superare tutto”. (Samuele)

"Tra le tante persone che non sono più tra noi, ce n’è una speciale di nome Stefano, il nostro Angelo custode! Ogni giorno ci guida nelle nostre scelte e ci ricorda quanto la fede sia fondamentale per poter affrontare insieme la nuova vita che ci aspetta. Grazie mille Ste, vivi e vivrai sempre nei nostri cuori! Ringraziamo anche per questo corso perché siamo partiti con le idee chiare e usciamo con le idee ancora più chiare. Ci sentiamo più forti e contenti della scelta che abbiamo fatto e che ora ci sta davanti. Grazie di tutto”. (Valentina e Davide)

La benedizione eucaristica finale personalizzata e l’abbraccio di pace, hanno sigillato quest’incontro che e' stato testimone dell’abbraccio fra il Cielo e la terra!

Bene amici carissimi, non ci resta che dire: “Ora contemplate cio' che Dio ha operato con voi e ringraziatelo con tutta la voce; benedite il Signore della giustizia ed esaltate il re dei secoli” (Tb 13,7).


Aggiunto: Aprile 1, 2015
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GESÚ, CONOSCERTI È AMARTI. GRAZIE DI TUTTO!

“Dio Padre ha tanto amato il mondo da donargli il suo Figlio unigenito, in modo che chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia la vita eterna” (Gv.3,16)

Mercoledì 25 marzo 2015, giorno in cui la Liturgia ci propone la ricorrenza dell’Annunciazione dell’Angelo alla Beata Vergine Maria, e giorno in cui nel 1921 vide la luce il nostro “iniziatore” del GAM don Carlo De Ambrogio, il gruppo SABRA ha vissuto un intenso momento di preghiera meditando sulla VIA CRUCIS con riflessioni ispirate dalla Sacra Sindone. Per noi tutti è stato come riscoprire il messaggio e la ricchezza che questo lino ci tramanda e per molti un modo nuovo per pregare. Alcuni ragazzi non avevano mai preso in considerazione la VIA CRUCIS come preghiera in grado di entrare nel profondo dell’anima e della vita. Al momento della condivisione di quanto ispiratoci dalla preghiera, siamo riusciti a mettere in comune tanti pensieri che ci hanno aiutato a non lasciar cadere neanche una parola di quanto ascoltato e a ciascuno è arrivato uno spunto per vivere con maggiore profondità i giorni che ci restano della Quaresima, in modo particolare la Settimana Santa. Ecco un riassunto di questi pensieri:

“Non avrei mai immaginato tanto dolore per Gesù come quello che ci raccontano i segni della Sacra Sindone; il suo dolore non è stato inutile e la Sindone è un segno e una grande testimonianza che ci fa capire quanto siamo amati, che esiste il Paradiso e come Gesù ha superato la morte e la cattiveria degli uomini”.

“Questo lino è una testimonianza di fede. Gesù è venuto a portarci la gioia e l’amore, ma gli uomini lo hanno crocifisso. Pensare che la Sacra Sindone ha avvolto il corpo di Gesù e vederne delineati i tratti del suo volto, aumenta in me la fede”.

“Oggi ci sono tanti martiri il cui sacrificio è come quello di Gesù: un gesto estremo di amore per i fratelli e di fiducioso abbandono alla volontà di Dio”.

“Mi colpisce come Gesù abbia fatto fino in fondo la volontà del Padre. Penso alla vita di Gesù, a come ha saputo portare a compimento la sua missione che aveva spiritualmente accettato piangendo lacrime di sangue, da solo, nel Getzemani. Noi di fronte al dolore scappiamo, Lui va fino in fondo”.

“Io ho visto la Sindone, ma non pensavo che potesse aiutare a capire tante cose sulla Passione di Gesù. Mi ha fatto capire come la sofferenza ripulisca il cuore da tutto ciò che non serve e ti renda indifeso: questo di riflesso ti porta ad abbandonare le tue sicurezze e ad affidarti solo a Lui. Anche se il suo dolore non lo posso comprendere, sono certo che si è trattato di un grande dono e che questo dono agirà per sempre nella storia degli uomini”.

“La croce racconta tutto il dolore del mondo che, in questa Settimana Santa, deponiamo ai piedi della croce dove troviamo la Mamma di Gesù. Dopo essere salita con Lui sul Calvario, ora aiuta ciascuno di noi a camminare dietro a Lui con amore, offrendogli le nostre sofferenze e quelle di tutto il mondo. La via del Calvario è Luce che mette nel nostro cuore la gioia della Resurrezione e della vita eterna, che non si conquista saltando la croce ma portandola con amore insieme a Gesù e prendendo per mano i nostri fratelli”
Mentre si pregava e si meditava, il Sangue di Gesù nel Sacramento della Misericordia scorreva su quelle anime giovanili rendendole trasparenza dell’Amore che salva e che si dona.


Aggiunto: Aprile 1, 2015
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Messaggio
COSTRUIRE LA NOSTRA CASA, LA CASA DELLA NOSTRA VITA SUI VERI VALORI

“Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse gia' acceso!” (Lc 12,49).

Anche martedi' 24 marzo 2015 una pioggia insistente ha rallentato la partecipazione dei ragazzi del gruppo “La Luce” al loro incontro settimanale. Tuttavia, pur con un numero ridotto dei presenti, l’incontro e' stato sicuramente partecipato e proficuo. Dopo avere invocato lo Spirito Santo, in una decina del Rosario sono stati raccolti i vari interventi come risposta alla seguente sollecitazione: su quali valori stiamo costruendo il nostro futuro?MAURO: Mi sto impegnando il piu' possibile nella coerenza e credo che sia veramente importante, specialmente per il mio ruolo di educatore, presentarmi come sono, senza maschere o compromessi. Credo nell’ideale della coerenza, e comportarmi di conseguenza mi rende contento e sento di percorrere la via giusta. TRAGUARDO: “Ecco un vero israelita, un uomo in cui non c’è finzione”- disse Gesu' parlando di Natanaele (Gv 1,47).

SALVATORE: In questo tempo quaresimale che sta ormai volgendo al termine, ce l’ho messa tutta a portare avanti con costanza i propositi che ho fatto il mercoledi' delle Ceneri. Non e' stato facile rimanere fedele agli impegni presi e molte volte, soprattutto verso la fine, sono stato tentato di mollare giustificandomi in qualche modo. Rifacendomi al proposito iniziale, ho pero' continuato il mio cammino e sperimentato che e' sempre piu' bello lottare che cedere. Con la preghiera si ottiene cio' che si vuole. TRAGUARDO: “Tutto posso in Colui che mi da' la forza” (Fil 4,13).

SIMONE: Ieri sera (lunedi') ho avuto una discussione molto accesa con alcuni amici che frequentavo prima, su come avrei dovuto festeggiare il mio 18° compleanno ormai imminente. Le proposte che mi sono state fatte ormai appartengono al passato, un passato con il quale ho chiuso da tempo. Dopo molte insistenze da parte loro, a cui ho controbattuto con altrettante motivazioni, tra cui come ho deciso che festeggero' il mio compleanno, ad un certo punto ho risposto con un NO secco! Perche' tornare indietro dopo tanto lavoro su me stesso? Sono stati zitti senza piu' replicare. Che bella la fortezza che sto acquisendo ogni giorno di piu'! TRAGUARDO: “Se il tuo piede ti scandalizza, taglialo: e' meglio per te entrare nella vita zoppo, che essere gettato con due piedi nella Geenna” (Mc 9,45).

STEFANO: Anch’io mi pongo come obiettivo il valore della perseveranza; anche se essa e' difficile da portare avanti, specialmente alla mia eta'. Tuttavia ho fatto dei propositi e non voglio mollare! TRAGUARDO: “Sii forte e molto coraggioso ... Non deviare ne' a destra ne' a sinistra, perche' tu abbia successo in qualsiasi tua impresa”(Gs 1,7).

SOFIA: Io desidero esserci per le persone che hanno bisogno! Quando qualcuno a me caro sta cedendo, io debbo e voglio essere forte per sostenerlo. Non e' un'impresa facile perche' sono tante le situazioni che si vengono a creare intorno a me, ma questo e' l’impegno che ho deciso di portare avanti. TRAGUARDO: “In verita' vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40).

LUIGI: Io punto su due valori importanti. Il primo e' l’impegno a coltivare il senso di responsabilita' per meritare e ottenere la fiducia degli altri. E' molto importante che io non deluda chi, in classe o in famiglia, si fida di me, e neppure chi ha piacere di parlarmi e si aspetta un consiglio. Il secondo e' quello di impegnarmi a suscitare un clima di simpatia intorno a me: dove vedo che c’e' tristezza e chiusura, sempre con delicatezza, voglio riuscire a strappare almeno un sorriso. E se qualcuno vorra' condividere con me i suoi problemi, io ci saro'! TRAGUARDO: “Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorero' ... troverete ristoro per le vostre anime” (Mt 11, 28-29).

LORENZO: Io voglio esercitarmi nel riconoscere ciò che mi viene riservato ogni giorno nella mia famiglia, dall’avere sempre un piatto caldo per rifocillarmi all’affetto dei miei genitori che non mi fanno mancare nulla. In due parole: vedere e ringraziare. TRAGUARDO: “Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro” (Mt 6,28-29).

ALESSIA: il mio impegno e' quello di lavorare seriamente sulla sincerita' perche' non voglio piu' mascherarmi dietro una bugia. Quando so che un altro ha fiducia in me, voglio essere sempre onesta. TRAGUARDO: “Sia il vostro parlare si, si; no, no; il di piu' viene dal maligno” (Mt 5,37).

In una seconda decina del Rosario abbiamo poi condiviso la fedeltà agli impegni presi in Quaresima, le fatiche e le lotte sostenute per avvicinarci al compimento di essi. Tutto “filtrato” alla luce della parola “radicalità”. Eccoli, in sintesi.
Sigarette quasi azzerate; riprovare anche dopo parecchi sbagli andando controcorrente se necessario; creare un ambiente di gruppo ancora piu' serio anche grazie al mio contributo; impegnarci ad affrontare argomenti nuovi e sempre piu' approfonditi; portare a casa alcune idee che ci vengono donate in ogni incontro; far lavorare la Verita' in noi secondo la nostra situazione e sensibilita'; puntare ad avere degli obiettivi comuni da raggiungere con la preghiera e l’aiuto reciproco; mantenere il cuore sempre disponibile a quanto suggerisce lo Spirito; rimanere uniti al gruppo come il tralcio quand’e' unito alla Vite; lottare contro le dinamiche del peccato che portano solo disgregazione; essere presenti fisicamente e anche con il cuore.

Eccoci, carissimi visitatori del nostro sito, al termine dell’articolo-resoconto del gruppo “La Luce” di martedi' 24 marzo 2015: una vera tirata di Luce e di gioia. Altro seme abbondante e' caduto in quei cuori giovanili; ora e' opera della Mamma Celeste accudire questi semi, e dello Spirito Santo farli germogliare. Preghiamo docilmente perche' questo abbia ad avverarsi ad ogni incontro. La Salve Regina presi per mano e la benedizione sacerdotale, hanno chiuso la serata. Grazie per averci ascoltati.


Aggiunto: Marzo 29, 2015
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Messaggio
SIGNORE, NOI VORREMMO VEDERE GESU'...!

“Io, la Luce, sono venuto nel mondo perche' chiunque crede in me non resti nelle tenebre” (Gv 12,21)

Tutto l’incontro del gruppo “Piccolo gregge” di domenica 22 marzo 2015, e' stato all’insegna della preghiera, dell’ascolto, della consegna, dell’impegno e dell’invio. Andiamo con ordine.

PREGHIERA: Abbiamo cantato, pregato e registrato il salmo 61 “Solo in Dio la nostra pace”. Un altro salmo stupendo che verra' condiviso con tutti coloro che navigheranno nel nostro sito e vorranno pregare nello stile GAM. Che bello pensare che un umile incontro di preghiera fatto in un’umile sede, nella concretezza dei fatti possa essere condiviso con il mondo intero. Gia' pregare insieme e' bello, in piu', se accompagnati da questo pensiero, tutto diventa ancora piu' bello! Il salmo 61 e' un vero programma, si tratta di un lamento di un perseguitato, ma non si trova un grido, un gemito, un’imprecazione, nemmeno una supplica. Il salmista non cede ad alcun sentimento di apprensione o di paura. Il salmo 61 e' tutto soffuso di un’atmosfera di serenita' e di pace. Terminata la preghiera-registrazione, sottolineando il versetto 3 “Lui solo e' mia rupe e mia salvezza, mia roccia di difesa: non potro' vacillare”, abbiamo offerto una prima decina di Rosario.

ASCOLTO: Sempre sintonizzati sul nostro sito abbiamo poi ascoltato l’Angelus di Papa Francesco pronunciato a Roma nella V domenica di Quaresima. Il suo pensiero si e' incentrato in gran parte sulla richiesta di poter vedere Gesu', fatta a Filippo da parte di un gruppo di Greci (cap. 12 di S. Giovanni). Questo e' il grido, tante volte inconsapevole, di una umanita' che desidera vedere Gesu', che ha bisogno di incontrare Gesu', che e' alla ricerca di Gesu'. E se noi lo abbiamo trovato, allora siamo chiamati a donarlo, a farlo conoscere, a portare altri ad incontrarlo. Ecco la missione dell’evangelizzatore. Chiunque ha ricevuto il Battesimo deve sentire dentro di se' l’urgenza di portare Gesu' a una umanita' che e' sempre piu' smarrita, come pecore senza pastore. Invitiamo tutti, soprattutto chi non lo avesse ancora fatto, ad ascoltare questa catechesi del Papa perche' e' un vero capolavoro, una Magna Charta dell’evangelizzazione. Come chiesto da Francesco, abbiamo poi accompagnato l’ascolto con una seconda decina del Rosario offrendola secondo le sue intenzioni.

CONSEGNA: Nella terza decina abbiamo preso spunto dalla Parola-comando di Gesu' al Suo amico: “Lazzaro, vieni fuori!” (Gv 11,43). Il nostro obiettivo e' di uscire da qualche situazione di stallo, di tentazione, di peccato e andare con piena liberta' verso il Signore risorto. Ecco de seguito le richieste condivise:Aiutami ad uscire dalla “mentalita' del mondo” e da tutte le sue schiavitu'.

Aiutami ad uscire dallo scoraggiamento e a combatterlo per non mollare.

Aiutami ad avere sempre fiducia in Te affinche' possa veder risorgere quanto ho messo nelle Tue mani, quanto ho seminato nel cuore dei miei cari. Aiutami ad uscire dalla tentazione della sfiducia.

Aiutami ad uscire dalla paura, dal dubbio di non essere ascoltato quando prego. Questa e' una tentazione che non mi da' tregua.

Aiutami ad uscire dalle difficolta' familiari createsi dall’incompatibilita' tra nuora e suocera, e da alcuni problemi sorti nell'ambiente di lavoro. A volte sarei tentato di “dare un calcio a tutto” e di andarmene.

Aiutami ad uscire dalla tentazione che sembra voler abbattere la mia forza di andare avanti, senza fermarmi, davanti alla constatazione della mia debolezza legata alla mia fragilita' umana.

Aiutami ad uscire dai tanti “ma” e “perche'” che diventano dubbi di fronte ad un mondo che sembra stia per disfarsi da un momento all’altro. Voglio credere senza sosta all’azione di Dio che agisce quotidianamente tra le pieghe della storia umana.

Aiutami ad uscire da me stessa per mettermi in gioco. Voglio accogliere le prove che Tu permetti, grandi o piccole, e fidarmi sempre di piu'.

Aiutami ad uscire dal pessimismo per credere che ci sara' un mondo migliore; aiutami a non perdere la speranza! Non voglio cedere allo scoraggiamento ma avere occhi per vedere il Tuo operato.

Aiutami ad uscire dal mio egoismo e dallo stare ripiegato su me stesso; rendimi disponibile verso tutti coloro che mi stanno intorno. Aiutami a non abbattermi.

IMPEGNO a ritornare al Primo Amore secondo la chiara indicazione di Gesu': “Sei costante e hai molto sopportato per il mio nome, senza stancarti. Ho pero' da rimproverarti che hai abbandonato il tuo amore di un tempo. Ricorda dunque da dove sei caduto, ravvediti e compi le opere di prima” (Ap 2,3-5). Nella quarta decina abbiamo affidato alla Mamma Celeste tutto il cammino del GAM albese dal 1993 fino ad oggi, tutti coloro che sono passati da noi e per quanto hanno ricevuto. E anche per chi entra ora nel nostro Movimento, perche' si senta accompagnato e sostenuto dai SABRA GAM che si sono gia' formati. Insomma una decina che ci ha riportati “al di la' del Giordano, nel luogo dove Giovanni stava battezzando, e dove Gesu' si fermo'” (Cfr. Gv 10,40), che don Carlo cosi' commenta: “Gesu' va a rifarsi ai luoghi dell’inizio, ai ricordi del primo tempo, il tempo piu' bello. Sono le cosiddette ore verginali, le ore delle primizie, le ore prime, le ore dell’inizio ... L’anima si ricarica di luce nuova. C’e' bisogno, si sente l’esigenza di ritornare alle sorgenti”.

INVIO: La quinta decina ognuno l’ha pregata o in coppia o personalmente, durante il viaggio di ritorno o a casa propria, come impegno di rinnovata attività GAM da vivere con piu' energia e piu' slancio spirituali. Quest’incontro sembrava essere di “routine” e invece si e' rivelato ricco di contenuto e capace di far ardere il cuore di rinnovato Amore per Gesu' e per la Mamma Celeste.
A Dio piacendo, arrivederci a domenica prossima per passare ancora di sorpresa in sorpresa.


Aggiunto: Marzo 28, 2015
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Messaggio
BISOGNA RITORNARE COSTANTEMENTE AL PRIMO AMORE

“Sei costante e hai molto sopportato per il mio nome, senza stancarti. Ho pero' da rimproverarti che hai abbandonato il tuo amore di prima. Ricorda dunque da dove sei caduto, ravvediti e compi le opere di prima”(Ap 2,3-5)

Anche l’incontro di mercoledì 18 marzo 2015 del gruppo “La fede e' andar” e' stato un susseguirsi di novita' e di freschezza. La Celeste condottiera si “coccola” nel vero senso del termine i suoi piccoli, e nello stesso tempo li aiuta a crescere in maniera forte e decisa. Il programma della serata e' stato molto semplice e come sempre anche molto ricco. Innanzitutto abbiamo dedicato la prima decina del Rosario al carissimo Luca Barbero festeggiandolo per il suo 18° compleanno. Sono emersi dei pensieri molto semplici e belli che vogliamo condividere anche con voi che leggete questa notizia.

MATTIA L.: Sei un ragazzo d’oro e di esempio a tutti.

NOEMI: L’ho saputo solo adesso che hai compiuto 18 anni perche' in Quaresima mi sono ripromessa di non usare Facebook. Comunque auguri perché festeggiare 18 anni con la Mamma e' cosa ottima. Continua cosi'.
SIMONE: Grazie per la tua costanza e presenza nel GAM. Ti auguro di continuare un buon percorso con la Mamma.

LORENZO: Vengo da poco agli incontri, percio' non ci conosciamo bene. Ti faccio gli auguri e spero di fare presto amicizia anche con te.

LUCA B.: Ci conosciamo da quattro anni e ti confermo la mia stima perche' sei un amico vero, sincero e non mandi a dire niente. Quello che dici fai e quello che fai dici.

RICCARDO: Non ti conosco ancora perche' anch’io partecipo da poco agli incontri, ma ti auguro di continuare con gioia questo percorso.

ANDREA F.: Nonostante le tue difficolta' hai superato brillantemente la quota 18! Ti vedo sempre contento e soddisfatto, complimenti e auguri.

LUIGI: Ti conosco solo da settembre e fin dall’inizio mi sei sembrato una brava persona. Quello che pensi lo dici senza girare intorno agli argomenti, affrontandoli di petto. Continua questo cammino perché sei sulla buona strada.

FABRIZIO R.: Noi ci conosciamo dal settembre 2013, entrambi eravamo ragazzi ed entrambi ora abbiamo raggiunto la maggior eta'. Ti invito a continuare a frequentare il gruppo, cosi' potremo conoscerci di piu'. Non si smette mai di crescere.

IOSIF: Eccoti maggiorenne! Ti ho visto crescere, maturare e rafforzarti nella fede. Sei un’anima bella. Continua a crescere cosi'.

DON ELIGIO: Voglio dirti due cose, grazie di esistere e grazie per la tua amicizia.

Luca, il festeggiato, si e' rivolto a tutti così: ”Grazie a tutti, ma soprattutto grazie a Gesù. Mi sono piaciute le cose che mi avete detto”.

Un cenacolo tenuto da don Eligio e' stato alla base delle seconda decina. Abbiamo ripreso e meditato il saluto di Papa Francesco alla comunita' Coreana di Roma, nella Basilica Vaticana il 12 marzo scorso.

Prima Ave Maria: L’entusiasmo che deve caratterizzarci:

“Vi do il benvenuto. Mi piace ritrovare i Vescovi un’altra volta e trovare voi, membri della comunità coreana. Ho sempre nel cuore - ancora non se ne e' andata! - la gioia della visita in Corea. E’stata una visita bellissima, bellissima e non posso dimenticare la vostra fede e il vostro zelo”.

Seconda Ave Maria: La delicatezza che si fa riconoscenza:

“Voglio ringraziare per questo. A voi Vescovi chiedo per favore, tornando in patria, di portare i miei saluti alla comunità coreana e ai coreani tutti, anche ai non cattolici, perché è un popolo che mi ha edificato. E non dimentico quella giornata della beatificazione, tanto piena di gente, tanto piena! Portate i miei saluti”.

Terza Ave Maria: Donare ciò che si è ricevuto consapevolmente:“Vorrei soltanto ricordare due cose. Primo, i laici. La vostra Chiesa è stata portata avanti durante due secoli soltanto da parte dei laici. Aiutate i laici ad essere consapevoli di questa responsabilità.Loro hanno ereditato questa gloriosa storia. I laici: che siano coraggiosi come i primi”!

Quarta Ave Maria: La fede sofferta è frutto di lotta per conquistarla:

“Secondo, i martiri. La vostra Chiesa è stata “annaffiata” col sangue dei martiri e questo ha dato vita. Per favore non cedete. Guardatevi dal “benessere religioso”. State attenti, perché il diavolo è furbo. Mi spiegherò con un aneddoto: i giapponesi, quando nella persecuzione religiosa, facevano ai cristiani le torture - anche da voi, tante torture - poi li portavano in carcere; ma un mese prima del giudizio, quando dovevano fare l’apostasia, li portavano in una casa bella, davano loro da mangiare bene, in un bel benessere. Tutte queste cose stanno scritte nella storia della persecuzione dei cristiani in quel Paese. Ma perché li portavano un mese prima? Per ammorbidire la fede, perché trovassero il piacere di stare bene, e poi proponevano loro l’apostasia e loro cedevano, perché si erano indeboliti. E così alcuni crollavano e andavano giù, mentre altri lottavano fino alla fine e morivano”.

Quinta Ave Maria: Stare attenti al Cristianesimo all’acqua di rose:

“Io non voglio fare il profeta, ma così può accadere a voi. Se voi non andate avanti con la forza della fede, con lo zelo, con l’amore a Gesù Cristo, se voi diventate morbidi - cristianesimo “all’acqua di rose”, debole - la vostra fede andrà giù”.

Sesta Ave Maria: Non possiamo e non dobbiamo accontentarci di un Cristianesimo mediocre:

“Il demonio è furbo – dicevo – e farà questa proposta, il benessere religioso - “siamo buoni cattolici, ma fino a qui…” - e vi toglierà la forza. Non dimenticatevi, per favore: siete figli di martiri e lo zelo apostolico non si può negoziare”.

Settima Ave Maria: Neanche davanti alla morte possiamo negoziare lo zelo per il Signore: “Ricordo quello che la Lettera agli ebrei ci dice: “Ricordate i primi tempi, quando avete lottato e sofferto per la fede. Non andate indietro adesso” (cfr Eb 10,32-36). E dice anche, in un altro passo, verso la fine quasi: “Ricordate i vostri padri nella fede, i vostri maestri, e seguite il loro esempio” (cfr Eb 12,1)”.

Ottava Ave Maria: Guardare costantemente ai testimoni della fede:

“Voi siete Chiesa di martiri, e questa è una promessa per tutta l’Asia. Andate avanti. Non mollate.

Niente mondanità spirituale, niente. Niente cattolicesimo facile, senza zelo. Niente benessere religioso”.

Nona Ave Maria: Andare sempre avanti, senza mollare:

“Amore a Gesù Cristo, amore alla croce di Gesù Cristo e amore alla vostra storia”.

Decima Ave Maria: Il giovane GAM “apre” la strada incontro a Gesù:

“E con queste due cose mi congedo, perché possiate seguire la Messa. Vi ringrazio tanto della visita e adesso vi invito a pregare la Madonna, tutti insieme, un’Ave Maria: in coreano voi e io in italiano.

“Ave Maria…”

E per favore pregate per me! E avanti!”

La terza decina è stata come una balconata di luce su alcune missioni in famiglia.

Mattia ci ha parlato delle missioni a Monforte (CN) con i fanciulli della Prima Comunione:

”Abbiamo pregato con le famiglie che ci hanno accolto, consacrandole al Cuore Immacolato di Maria. L’accoglienza è stata molto buona e, in alcuni casi, anche entusiasta. Mi piace sottolineare non tanto quello che abbiamo detto noi, bensì l’ispirazione che il Signore ha dato a piccoli e grandi di ogni famiglia visitata”.

Noemi ci ha parlato delle missioni a Roddino (CN): ”Mi sono trovata molto bene e l’accoglienza è stata aperta e calorosa. Ricordo con gioia quando un fanciullo di Prima Comunione, sentendo che avremmo pregato una decina del Rosario, è corso subito nella sua cameretta a prendere la corona.

Questi incontri coinvolgono tutta la famiglia a partire dai più piccoli fino ad arrivare ai nonni, e sono aperti anche agli amici. In una famiglia ci hanno regalato alcune corone del Rosario fatte a mano”.

Fabrizio ci ha raccontato di aver visitato ben cinque famiglie di Canale (CN). Con tanto entusiasmo ci ha detto”di aver visto delle belle testimonianze. E' stata bella la possibilità di poter parlare di Gesù e della Mamma Celeste e di poterci mostrare giovani che sanno andare controcorrente. Abbiamo invitato tutti a fare un bel cammino di fede. Abbiamo gustato l’apertura e l’accoglienza, sentendo forte in ogni famiglia la presenza della Mamma. Ringrazio il Signore perché ogni missione dà veramente tanto e ti permette di conoscere molte realtà”.

Concludiamo quest’articolo dicendo: ”Noi ti rendiamo grazie, o Dio, ti rendiamo grazie: invocando il tuo nome, raccontiamo le tue meraviglie” (Sal 74,2).


Aggiunto: Marzo 24, 2015
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Messaggio
UN INCONTRO RICCO DI MISERICORDIA

“Così, vi dico ci sarà più gioia in Cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione”(Lc 15,7).

Il gruppo “La Luce”, bisogna dirlo, è veramente curato sia umanamente sia spiritualmente, e i componenti sempre corrispondono. La serata di martedì 17 marzo 2015 è stata interamente dedicata alla Divina Misericordia, con due modalità: leggendo e meditando l’omelia del Papa in Santa Marta del 23 gennaio scorso “Un Dio che riconcilia” e attraverso il Sacramento della Gioia sempre abbondantemente offerto e cercato. Entriamo subito nel vivo dell’omelia perché essa è un’autentica catechesi sulla confessione sacramentale e contemporaneamente benediciamo il Signore per questi adolescenti che si accostano liberamente, con convinzione e gioia cristiana alla Fonte di Grazia e Misericordia che è la confessione.

Dopo avere invocato lo Spirito Santo, Mauro e Salvatore hanno suddiviso il testo dell’omelia in sette punti.

PRIMO PUNTO: La confessione non è un «giudizio» né una «tintoria» che smacchia i peccati, ma l’incontro con un Padre che perdona sempre, perdona tutto, dimentica le colpe del passato e poi fa anche festa. È la concretezza dell’abbraccio di riconciliazione di Dio Padre con i suoi figli.
«Dio ha riconciliato a sé il mondo in Cristo e ha affidato a noi la parola di riconciliazione» (cfr. 2 Corinzi, 5, 19). È bello questo lavoro di Dio: riconciliare, e Dio affida anche a noi questo compito di riconciliazione, riconciliare sempre.
Non c’è dubbio che il cristiano è uomo o donna di riconciliazione, non di divisione. Del resto il padre della divisione è il diavolo. È Dio stesso, invece, a dare questo esempio di riconciliare il mondo, la gente. Nella lettera agli Ebrei (8, 6-13), troviamo quella promessa tanto bella: “Io farò una nuova alleanza”. Una questione decisiva tanto che, per cinque volte in questo brano si parla dell’alleanza. Difatti è Dio che riconcilia, realizzando un nuovo rapporto con noi, una nuova alleanza. E per questo invia Gesù; il Dio che riconcilia è il Dio che perdona.

MAURO ha sottolineato che il sacramento della Riconciliazione è la cura del peccato. Il peccatore ha bisogno di cure, ha bisogno di amore, che trova in tutta la sua pienezza solo in Gesù. Egli ha a cuore la nostra “salute” e ci segue con un affetto estremo, un affetto così grande che arriverà fino al dono del Sacramento della Riconciliazione. AVE MARIA.

SECONDO PUNTO: Il brano della lettera agli Ebrei finisce con quella bella promessa: “E non mi ricorderò più dei loro peccati”. È il Dio che perdona: il nostro Dio perdona, riconcilia, fa la nuova alleanza e perdona. Ma come perdona Dio? Prima di tutto, perdona sempre, non si stanca di perdonare! Siamo noi che ci stanchiamo di chiedere perdono, ma lui non si stanca di perdonare.
Tanto che quando Pietro chiese a Gesù: “Quante volte devo perdonare, sette volte?”, la risposta ricevuta fu eloquente: «Non sette volte ma settanta volte sette» (cfr. Matteo, 18, 21-22). Cioè «sempre», perché proprio così perdona Dio: sempre! Dunque se tu hai vissuto una vita con tanti peccati, tante cose brutte, ma alla fine, pentito chiedi perdono, Dio ti perdona subito. Lui perdona sempre.

ALESSIA: La confessione non deve essere vissuta come un giudizio da parte di Dio, quasi fosse un processo, né tanto meno un servizio a pagamento per ripulirsi l’anima. AVE MARIA.

TERZO PUNTO: Invece, noi non abbiamo questa certezza nel cuore e tante volte dubitiamo chiedendoci se Dio perdonerà. In realtà, bisogna soltanto pentirsi e chiedere perdono: niente di più! Non si deve pagare niente! Cristo ha pagato per noi e lui perdona sempre.

LEONARDO: Dio è sempre disponibile ad aiutarti per ripulirci dentro.

PIETRO: Dio, c’è sempre per tutti noi! Basta accostarci a Lui con fiducia.

SALVATORE: Dio sa che abbiamo bisogno di Lui e ci dona la riconciliazione come aiuto quotidiano.
AVE MARIA.

QUARTO PUNTO: Un’altra cosa importante è non solo che Dio perdona sempre, ma anche che perdona tutto; non c’è peccato che lui non perdoni. Magari qualcuno potrebbe dire: «Io non vado a confessarmi perché ho fatte tante cose brutte, tante di quelle cose, per cui non avrò perdono...». Invece non è vero, perché Dio, se tu vai pentito, perdona tutto. E tante volte non ti lascia parlare: tu incominci a chiedere perdono e lui ti fa sentire quella gioia del perdono prima che tu abbia finito di dire tutto. Proprio come è successo con quel figlio che, dopo aver sprecato tutti i soldi dell’eredità, con una vita immorale, si è pentito e ha preparato il discorso per presentarsi davanti a suo padre. Però quando è arrivato il padre non lo ha lasciato parlare, lo ha abbracciato: perché lui aveva già perdonato tutto e lo ha abbracciato.

LEONARDO: Dio non si stanca di perdonarci, siamo noi che abbiamo paura a chiedere perdono.

SIMONE: Qualsiasi cosa commettiamo, qualsiasi errore, se siamo pentiti, Dio lo perdona.

SALVATORE: Da tempo ripeto la stessa cosa: sì, ha senso andare a confessarsi, assolutamente!
Soprattutto alla vostra età quando i peccati si ripetono facilmente e sono sempre gli stessi. Se mi accosto alla confessione con sincerità e volontà di cambiare, Dio non solo mi perdona, ma mi dà anche la forza per cambiare rotta. E per fare questo ci vogliono sincerità e coerenza. AVE MARIA.

QUINTO PUNTO: Poi c’è un’altra cosa che fa Dio quando perdona: fa festa. E questa festa non è un’immagine, lo dice Gesù: “Ci sarà festa nel cielo quando un peccatore viene dal Padre”». Perciò veramente Dio fa festa. Così quando noi sentiamo il nostro cuore appesantito dai peccati, possiamo dire: andiamo dal Signore a dargli gioia perché mi perdoni e si faccia festa. Dio fa così: fa festa sempre perché la riconciliazione è sempre una festa!

STEFANO: Non bisogna avere paura di ricercare il perdono, neanche davanti alla gravità di ciò che uno ha combinato.

UMBERTO: Il peccato lo si riconosce grave o leggero in base alla propria sensibilità e conoscenza.

SIMONE: La dipendenza è qualcosa da considerarsi come peccato?

SALVATORE: Sì, se si è in grado di scegliere e si fa qualcosa di coscientemente sbagliato, riconosciuto come tale ma giustificato. Invece chi non è in grado di scegliere tra una cosa o l’altra, non comprendendone il valore o il disvalore, allora la responsabilità è diversa. In questo secondo caso è necessario fare un cammino in se stessi, accompagnato dal sacramento della Riconciliazione che aiuti a conquistare o a ri-conquistare libertà e responsabilità. AVE MARIA.

SESTO PUNTO: Una cosa bella sul modo di perdonare di Dio è che Dio dimentica. Con altre parole la Scrittura dice anche: «I tuoi peccati li butterò nel mare e se sono rossi come il sangue, tu diventerai bianco come un agnellino» (cfr. Michea, 7,19; Isaia, 1. 18).
Dio, dunque, si dimentica. E così se qualcuno di noi va dal Signore e dice: «Ti ricordi, io in quell’anno ho fatto quella brutta cosa?», Lui risponde: «No, no, no, non ricordo». Perché una volta che Lui perdona non ricorda, dimentica, mentre noi tante volte con gli altri portiamo avanti un “conto corrente”. Questo una volta ha fatto questo, una volta ha fatto quest’altro.... Invece Dio, non fa così: perdona e dimentica. E se lui dimentica, chi sono io per ricordare i peccati degli altri? Il Padre dunque dimentica, perdona sempre, perdona tutto, fa festa quando perdona e dimentica, perché vuole riconciliare, vuole incontrarsi con noi.

ALESSIA: Nel momento in cui ci pentiamo, Dio è contento e fa festa! È difficile da credere ma è così. In effetti è come se noi facessimo festa e fossimo contenti quando chi ha sbagliato nei nostri confronti ci chiede scusa, e noi dimentichi di tutto, fossimo felici di sentirci dire: ho sbagliato.
AVE MARIA.

SETTIMO PUNTO: Riassumendo e concludendo, la confessione è più che un giudizio: è un incontro, un incontro con il Dio buono che perdona sempre, che perdona tutto, che sa fare festa quando perdona e che dimentica i tuoi peccati quando ti perdona. E i sacerdoti devono avere questo atteggiamento: far incontrare. Invece tante volte le confessioni sembrano una pratica, una formalità, dove tutto appare meccanico, ma così dov’è l’incontro con il Signore che riconcilia, ti abbraccia e fa festa? Questo è il nostro Dio, tanto buono.
È importante, anche insegnare a confessarsi bene, in modo che imparino i nostri bimbi, i nostri ragazzi, e ricordino che andare a confessarsi non è andare in tintoria perché ti tolgano una macchia: confessarsi è andare a incontrare il Padre che riconcilia, che perdona e che fa festa.
In conclusione, pensiamo a questa alleanza che il Signore fa ogni volta che noi chiediamo perdono.
E pensiamo anche al nostro Padre che sempre riconcilia: il Dio che ha riconciliato a sé il mondo in Cristo, affidando a noi la parola della riconciliazione. L’auspicio è che il Signore ci dia la grazia di essere contenti di avere un Padre che perdona sempre, che perdona tutto, che fa festa quando perdona e che si dimentica della nostra storia di peccato!

LEONARDO: Noi, purtroppo, abbiamo memoria dei peccati e delle mancanze degli altri nei nostri confronti, mentre Dio si dimentica di tutto nel momento in cui gli chiediamo perdono.

SALVATORE: Noi, da soli, non riusciamo a mettere in pratica il perdono nei confronti di chi commette mancanze verso di noi. Ecco allora che il Suo Amore, non solo ci pedona, ma riesce anche ad aprire il nostro cuore verso gli altri. Diventa così uno scambio di pura Grazia.
AVE MARIA.

“Dobbiamo abbandonarci totalmente all’Amore di Dio e permettere che la Sua corrente guizzi attraverso noi, per trasmettere a nostra volta la Misericordia e il perdono che noi stessi abbiamo ricevuto. Ogni confessione ‘integra’ è una Risurrezione. Ecco perché è il sacramento della gioia cristiana”(don Carlo).


Aggiunto: Marzo 24, 2015
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Messaggio
E LA DOMENICA SERA AL GRUPPO “PICCOLO GREGGE?”

“Cantate Inni a Dio, cantate Inni; cantate Inni al nostro re, cantate Inni; perché Dio è re di tutta la terra, cantate Inni con arte”.

Considerata la mole dell’incontro pomeridiano, la domenica sera è stata completamente dedicata (e questa è una novità alla registrazione del salmo 59 “Preghiera dopo la sventura”, e alla rilettura dei salmi dal numero 21 al 31. Il salmo 59, comprende un lamento collettivo e un oracolo profetico. Il lamento parla di un disastro in Israele, di una ricerca di un luogo di rifugio e di una domanda di soccorso, con una luce di speranza. L’Oracolo profetico, parla di un futuro possesso di tutta la Palestina e del dominio sui popoli vicini.

Questo salmo è fortemente marcato dalle circostanze concrete della geografia e della storia in cui viveva il popolo di Dio, è il salmo delle grandi crisi della Chiesa di Gesù, Chiesa sulla quale, le potenze infernali non prevarranno. (Cfr Mt 16,18).

Questa serata, tanto diversa dal solito perchè non c’è stato il consueto spazio per il dialogo, in verità ha rafforzato ancor di più l’unità tra noi e ci ha resi consapevolmente felici di poter abbracciare il mondo intero. Grazie a Davide, questi salmi verranno messi in rete di modo che chiunque lo voglia, fosse anche dall’altro capo del globo, possa pregare insieme a noi.

Mai avremmo immaginato che da quella domenica pomeriggio del 22 giugno del 1993 il Movimento GAM Albese avrebbe fatto tanta strada da arrivare “fino agli estremi confini della terra”(Cfr At 1,8).

“Pregate senza mai stancarvi. Come nelle scalate in montagna: un passo alla volta. Quando voi pregate, si fa una piccola Pentecoste dentro di voi, nel vostro cuore” don Carlo.


Aggiunto: Marzo 23, 2015
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Messaggio
TRE ORE DI CIELO!

“Ecco, l’occhio del Signore veglia su chi lo teme, su chi spera nella sua grazia, per liberarlo dalla morte e nutrirlo in tempo di fame. L’anima nostra attende il Signore, egli è nostro aiuto e nostro scudo. In lui gioisce il nostro cuore e confidiamo nel suo santo nome. Signore, sia su di noi la tua grazia, perché in te speriamo” (Sal 32,18-22).

Certe espressioni possono sembrare retoriche, eppure non è facile trasporre dal vissuto concreto alla notizia scritta i contenuti trattati, i sentimenti e le emozioni provate ad ogni nostro incontro GAM; provare per credere! Così per esempio, aver definito questo incontro “TRE ORE DI CIELO”, è solo aver reso testimonianza alla Verità. L’appuntamento del gruppo “Maria Porta del Cielo” di domenica 15 marzo 2015, terza domenica del mese, rimarrà importante per la sua unicità e per lo splendore e la ricchezza dei tantissimi doni condivisi. Vi raccontiamo le novità di quel pomeriggio. All’incontro hanno partecipato i genitori di Giovanni Locci, giovanissimo Sabra GAM di S. Miniato (PI), accompagnati da Ettore e Daniela Salassa. Inoltre erano presenti per la prima volta anche i genitori di Fabrizio Masoero di Mango (CN) e la mamma di Elisa Mazzeo di Valle Talloria (CN). Nonostante le pessime condizioni meteorologiche, tanto che a ragione si poteva dire con il salmista “pioggia abbondate riversavi, o Dio” (Sal 67,10), le presenze che sono state più numerose del solito e nel nostro cenacolo risplendeva la luce del sole della speranza acceso dalla fede.

L’incontro è iniziato in modo insolito grazie ad Ettore, che “armato” tutto punto della sua inseparabile chitarra, ci ha insegnato un canto nuovo dopo averci raccontato un interessante aneddoto riguardante Giovanni. “Pochi giorni prima di tornare alla Casa del Padre, udendo il suono delle campane che annunciavano un funerale, Giovanni ispirato da chissà che cosa, si siede al suo pianoforte e compone un motivo che, dirà poi suo papà, era come una melodia malinconica ma non triste. Lì per lì nulla di particolare; tutto trascorre normale, fino a quando le campane suonano per lui. Dopo il funerale, i genitori mi hanno raccontato di questa melodia composta da Giovanni ma, ahimè, non si ricordavano più il motivo e lui non lo aveva registrato da nessuna parte. La cosa spiaceva ma non si poteva fare altrimenti. Ecco però che, mentre i genitori e i fratelli sono a fare una visita al cimitero, uno di loro sembra ricordare il motivo, prova a farlo sentire agli altri, corre e casa e lo suona. Sì, era proprio quello! Su quel motivo ritrovato abbiamo applicato la Parola di Gesù ed è nato il canto che ora faremo”. Ecco le parole del testo: Anche voi adesso siete tristi, ma io vi rivedrò e il vostro cuore ne godrà. E la vostra gioia nessuno ve la potrà rapire. Io vi rivedrò. Ave, Ave Maria. Porta del Cielo. Io vi rivedrò. (cfr. S. Giovanni 14,22).

Abbiamo imparato il canto, lo abbiamo cantato e ricantato, e intanto il clima del nostro incontro si stava trasformando sempre più! L’incontro è proseguito snodandosi lungo due decine del Rosario. La prima è stata preceduta da una sommaria presentazione delle finalità del nostro gruppo fatta da Sergio. Poche idee ma molto chiare: accostarsi a quei genitori che vivono un lutto in famiglia per la perdita di un figlio ancora in giovane età, o ad un coniuge che perde l’altro. Con sensibilità si propone la fede e la preghiera illuminate e sostenute dalla Parola di Dio. Il gruppo non offre “grandi ricette” per superare un vuoto incolmabile. Alla scuola della Mamma Celeste si cerca nella Parola di Dio la forza e la consolazione per superare lo sconforto. Tutto questo non è certamente un cammino facile, ma la fede e l’amicizia tra noi ci aiuta ad andare avanti giorno per giorno con la ferma convinzione che non siamo noi a fare, bensì sono Loro ad aiutarci! Noi cerchiamo solamente di continuare a camminare sulla strada iniziata dai nostri cari e interrottasi bruscamente.

La seconda decina è durata moltissimo e ha visto la partecipazione di tutti i genitori presenti. Ogni intervento è stato accompagnato dall’Ave Maria e dal canto. È proprio in questo scambio di esperienze dolorose che si è percepita l’ARIA DI CIELO perché, dove sembravano esserci solo le lacrime e tanta tristezza, in realtà sapere Gesù risorto e vivo in mezzo a noi ha dato un tocco di soprannaturale ad ogni storia raccontata. Chi era presente lo può testimoniare.

1 AVE MARIA: I genitori di Nicolas hanno presentato il carisma particolare, parlando del figlio che stava bene con i piccoli e i piccoli stavano bene con lui; lo ascoltavano e obbedivano senza alcun problema. Impegnatissimo in molti campi, solare e sempre disponibile dove venisse richiesta la sua presenza. Il suo grande cuore ora continua a pulsare in una ragazza di Torino. Un ragazzo così pieno di vita e disponibile per tutti, avrebbe potuto non lasciare un segno di sé? No, certamente! Ecco allora che il suo grande cuore continuerà a fare del bene e ad accendere tanta speranza.

2 AVE MARIA: Sergio ha presentato la sua giovanissima moglie Laura come una donna meravigliosa, matura che, anche se con un cammino molto breve, è stata di autentico spessore. Tanta sofferenza sopportata cristianamente durante venti mesi di malattia e il dono di tre creature ancora in tenerissima età. Laura ora è viva più che mai e ci dà la forza per andare avanti. Lei c’è e ce lo ha detto con la Parola di Dio. Quando sembrava che ormai tutto fosse finito, pur nella più totale incoscienza, ha canticchiato le sue ultime parole: “Io sono la risurrezione e la Vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno” (Gesù in S. Gv 11,25-26). È su questa Parola che io fondo tutta la mia serenità, la mia forza e le certezze che sento in me. Non sono in grado di dare una spiegazione alla croce, a questa croce che ho sulle spalle. Non c’è un perché, ma con l’aiuto di Gesù e di Laura, posso portarla con fede e questo mi basta!

3 AVE MARIA: Marilena ha presentato suo figlio, Luca Dotta. “Un giovane meraviglioso, aperto a tutti e sempre pronto a fare del bene. Chiamato dai suoi amici della Croce Rossa per uscire e festeggiare insieme un traguardo importante, improvvisamente è andato a festeggiarlo in Cielo. Un giovane più maturo dei suoi 24 anni. Eppure anche lui stata molto bene in mezzo ai piccoli, e i piccoli stavano volentieri con lui. Ora è l’angelo custode della nostra famiglia; sta molto vicino a suo fratello e a suo papà, ora bisognoso di cure particolari per alcune vicissitudini di salute. Sento Luca vicino, aiutarmi ad affrontare i problemi di ogni giorno. Lo penso e lo sento contento, com’è sempre stato quando poteva aiutare gli altri. Gli affido un bambino di cinque anni che è stato operato alla testa pensando si trattasse di una ciste e in realtà era un tumore. Chiedete di intercedere anche ai vostri figli. Luca anche se ha vissuto poco, ha dato tutto quanto poteva dare e noi dobbiamo imparare da lui!”

4 AVE MARIA: La mamma di Rebecca ci ha presentato il suo tesoro. Dal 24 giugno 2013, io e mio marito Luciano, abbiamo deciso di donare Reby a Gesù e alla Mamma Celeste. Infatti ci siamo trovati di fronte a un bivio: cadere nella disperazione o abbracciare la via dell’abbandono fiducioso in Dio Padre. Abbiamo scelto la Via più grande e, ogni volta che la tentazione di mollare diventa forte e prepotente, ci pensa Lui: non passa molto tempo prima che arrivi “Qualcosa” che ci tiri su il morale. È un percorso molto lungo e con tanti momenti difficili, però sentiamo di essere cresciuti tantissimo, viviamo il Vangelo veramente come la “Buona Notizia” e nonostante l’accaduto andiamo avanti, sempre! Per noi Reby era una luce e oggi questa luce la vediamo in ciascuno di voi, in ciascuno dei nostri angeli in Cielo, in coloro che vivono attraverso gli organi di Rebecca. Una piccola sfida fatta a Rebecca in un momento particolare è stata questa: “Reby, per favore ci dai un segno che tu sei sempre vicina a noi? Sarebbe nostro desiderio poter ricevere una telefonata da Papa Francesco”. E la telefonata è arrivata proprio quando ero con il morale particolarmente a pezzi. Ora, guardando a nostra figlia, vediamo tutto ancora più grande, tutto migliore, tutto veramente nuovo!

5 AVE MARIA: Marco Montando viene presentato da sua sorella Daniela, alla quale si aggiungono anche i genitori. Molto legata a suo fratello, testimonia che da quando Marco è salito al Cielo ha iniziato subito ad operare. Per prima in lei che si è avvicinata a Dio iniziando un profondo cammino di fede che la sta portando ad affrontare tutto con la gioia nel cuore. Sta imparando ad apprezzare e ringraziare per ogni cosa: per la Messa come per il pranzo in famiglia. Mamma Silvana, visibilmente commossa, racconta di averlo sognato la notte prima: ”Stava facendo il servizio militare e mi ha detto: “Ciao, vado via e per un po’ non mi vedrete più, ma io vi rivedrò”. Con Daniela, oggi abbiamo riconosciuto quello che Marco mi aveva detto in sogno, nelle parole del canto fatto all’inizio dell’incontro. Questo non è forse un segno molto evidente della sua continua presenza tra noi? Ci sentiamo costantemente aiutati da lui e nel nostro cuore, di giorno in giorno, cresce il desiderio di rivederlo in Cielo. Marco nonostante i suoi 26 anni era molto più maturo della sua età e ripensandoci a distanza, quindici giorni prima di lasciarci sembrava che avesse una fretta incredibile nel fare ogni cosa, quasi presentisse che gli sarebbe mancato il tempo. Di questo siamo d’accordo tutti noi genitori qui presenti: I nostri figli hanno una marcia in più! La preghiera è l’unica consolazione che ci sostiene in questo cammino che ci porta all’incontro con loro”.

6 AVE MARIA: La mamma e il papà di Fabrizio Masoero ci hanno presentato per la prima volta questo loro figlio ventitreenne che da un anno e mezzo non è più con loro. Com’è comprensibile la sua presenza manca tanto, e sono consapevolmente alla ricerca di un perché a quanto successo. Hanno ascoltato molto attentamente le varie testimonianze di chi li ha preceduti e, pur considerandosi alla ricerca di un po’ di luce, hanno constatato il loro limite nella fede, fede che ha bisogno di essere alimentata e rafforzata affinché possa essere loro d’aiuto a superare lo sconforto di questo momento. Li abbiamo circondati di affetto, di comprensione e di preghiera affinché non sia la “rabbia” a prevalere nel loro cuore. Di Fabrizio ci hanno parlato del suo amore per la natura, della sua predilezione per la montagna, della sua onestà che non ammetteva l’ipocrisia, della sua semplicità e del desiderio di libertà.

7 AVE MARIA: Mariateresa si è presentata come la sorella di Ernestino Fantaguzzi. Suo fratello era uno che teneva molto bene il posto in famiglia, la sosteneva e la aiutava. “Il vuoto che ha lasciato si sente molto, ma sentiamo altrettanto anche la sua presenza. Abbiamo attraversato dei momenti difficilissimi dove non ci è mai mancato il suo aiuto per affrontare di giorno in giorno ogni problema. Questo fa parte di un cammino che una volta intrapreso bisogna volerlo portare avanti. Loro, dal Cielo ci insegnano a leggere tanti piccoli segni che ci spronano e ci aiutano ad andare avanti. Personalmente, alterno dei momenti più ad altri meno, e solo la vista costante del Cielo mi aiuta a non mollare. Negli ultimi tempi, quando Ernestino riaccompagnava la sua fidanzata a Torino, Roberta ripeteva le parole del canto Quando busserò alla Tua Porta. Chissà che cosa presentiva nel suo cuore, e chissà come Gesù gli avrà aperto la Porta del Cielo!? Sicuramente la loro amicizia là si è molto rafforzata!”

8 AVE MARIA: La mamma e il papà del giovanissimo Sabra GAM, Giovanni Locci, con una fede cristallina, ci hanno presentato loro figlio, un ”vulcano d’amore per Gesù e per la Mamma Celeste”. Ascoltiamoli.
Mamma Paola: “Sin da piccolo è stato un figlio speciale. Ha avuto dei problemi seri di salute che non lasciavano intravedere niente di bello per il suo futuro. Invece, ringrazio la Mamma Celeste che ce lo ha lasciato per 12 anni. Era molto affettuoso, ci riempiva di baci e, specialmente negli ultimi tempi aveva moltiplicato questa sua dolcezza, tanto che qualche volta lo consideravo persino esagerato. Ha fatto parte del gruppo GAM dei Bucaneve fin da piccolo per passare poi nella fascia dei Sabra. Sicuramente la Mamma Celeste si è ricordata dei primi cinque sabati del mese che Giovanni con tanto amore aveva fatto e ha ottenuto da Gesù la grande grazia di essere venuti a prenderlo. Questa è una ferma certezza che mi dà una grande pace e serenità anche se miste al dolore della perdita. So che un giorno ci rivedremo in Cielo. Giovanni ci ha lasciati per il Cielo il 7 febbraio a causa di una meningite fulminante. Ora la preghiera è l'unico modo per stare vicino a lui.”
Papà Luigi racconta che il Signore “ci ha preparati a portare questa croce e ci ha aiutato a portarla più facilmente perché ci ha messo nel cuore la certezza che nostro figlio è con Lui. Quando in ospedale, dopo la notizia che Giovanni era salito in Cielo, come da prassi si avvicinò uno psicologo mettendosi con gentilezza a nostra disposizione per aiutarci a superare quel momento, con altrettanta gentilezza gli risposi: “Rispetto lei e il suo lavoro ma, in questo momento abbiamo bisogno del supporto psicologico che solo il Signore sa darci. Solo Lui potrà lenire questa sofferenza. La ringrazio della sua disponibilità ma sentiamo che Giovanni è con Gesù e questo riempie il nostro cuore di tanta serenità”. Il mio essere annunciatore della Parola di Dio prima che nostro figlio tornasse a Casa era abbastanza piatto, ma adesso che Giovanni è con Lui percepisco una tale grazia dentro di me che mi rende ardente come fuoco vivo nel trasmettere la Sua Parola. Grazie Signore! Se si capisse l'importanza della sofferenza, come insegnava Padre Pio pregheremmo per riceverla. Ora vivo tutto in modo diverso: prima al lavoro le persone erano tutte uguali, adesso sono diventate tutte “speciali”, e quando vedo dei bambini li tratto come fossero tutti miei figli”.

9 AVE MARIA: La mamma di Elisa Mazzeo, ci ha presentato sua figlia ventenne, uscita di casa il 15 novembre 2014 e mai arrivata al ristorante cinese dove gli amici la aspettavano. “In quei giorni era scesa molta pioggia che aveva riempito d’acqua ogni canale, e proprio uno di questi, per di più abbastanza piccolo, le è stato fatale. L’abbiamo trovata io e suo papà. In altre condizioni meteorologiche quel piccolo fossato sarebbe invece stato assolutamente innocuo. Di Elisa non abbiamo potuto donare gli organi perché ormai fermi da troppo tempo. Era una ragazza solare, tranquilla, amava la compagnia e la casa. Ora le chiediamo di starci vicino e di aiutarci a superare questo momento difficile. Sentiamo il conforto di tanti amici e abbiamo fiducia di trovare aiuto anche in questo gruppo”.

10 AVE MARIA: Le mamme di Giuseppe, Daniela e Riccardo, hanno intrecciato i loro pensieri pieni di speranza, certe nella fede che i loro figli sono sempre presenti e pronti a non far mancare il loro aiuto. Sono stati evidenziati alcuni segni abbastanza significativi per offrire loro la certezza di non essere mai sole in questo cammino tanto difficile. Umanamente è quasi impossibile riuscire ad accettare la scomparsa di un figlio. Invece, la fede quando è alimentata e la sofferenza che viene offerta, portano il cuore a percepire messaggi di speranza. È la logica del “chicco di grano che caduto in terra muore e porta molto frutto”(cfr Gv 12,24).
Ettore e Daniela, visibilmente meravigliati e commossi per tanta fede, esclamano:”Grazie, ci avete edificati. Siete una vera forza! Un dono della Provvidenza Misericordiosa di Dio. Andate avanti perché Gesù e la Mamma sono con voi!”.

Marilena, la responsabile del GAM, così conclude: ”Vi ringrazio tutti perché siete una testimonianza che ci avvicina al Signore. Questo gruppo è una grande forza che attira le anime al Signore e getta una Luce su tutti gli altri gruppi. Siete un dono grande per cui non basterà l’eternità per dire grazie.”
Aiutiamoci tutti con la preghiera affidando a Dio le nostre situazioni e in particolare preghiamo per tutti quei genitori che non hanno il dono della fede. Tante cose anche se udite in altri incontri, hanno la capacità di essere sempre nuove, come si fossero udite per la prima volta. Qui dentro tutto è grazia.


Aggiunto: Marzo 23, 2015
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GRAZIE ANDREA PER LA TUA VISITA E PER IL TUO INTERVENTO, TANTO GRADITI

Disse allora Gesù ai dodici: “Volete andarvene anche voi?”. Gli rispose Simon Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di Vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio” (Gv 6,67-69).

Gli alunni della terza I/M del corso di Arte Bianca e Chimico biologico di Neive (CN), venerdì 13 marzo 2015, durante l’ora di religione hanno avuto la gioia e il dono di poter ospitare il nostro caro amico Andrea Dotta che, dopo un’intensa mattinata di lavoro in ambulatorio, essendo medico, ha scelto di accogliere la richiesta di don Eligio di venire a parlare con i suoi alunni.
L’argomento da loro proposto era: “il livello di maturità acquisita e il pensiero di doversi lasciare per un mese senza rivedersi, in quanto impegnati nell’attività di stage, quali sentimenti suscita”. Andrea, con un tratto molto amichevole e insieme molto autorevole, è “sceso in campo” tra i ragazzi, spiegando loro che cosa si intende per maturità, come la si acquisisce e come bisogna alimentarla.

Riportiamo alcuni momenti del suo intervento. “Maturità significa mettere delle priorità, delle scelte importanti che delineino tutto il corso della vita. Alla vostra età (16-17 anni), si fanno già quelle scelte importanti che indirizzeranno il vostro domani”. E a questo punto Andrea ha chiesto e ascoltato quali sono le loro priorità attuali. Tra le varie priorità che sono emerse, in primo piano spicca la famiglia. È stato allora importante scendere nella concretezza di che cosa significa avere la famiglia come priorità: ritornare a casa alla sera, ad un orario conveniente, perché l’attesa, spesso angosciosa da parte dei genitori, non è salutare né rispettosa per il loro impegno giornaliero. E così anche per altre priorità indicate.

Andrea ha poi portato l’esempio di una ragazza ventitreenne, rimasta incinta, che per vari motivi non vorrebbe tenere quel bimbo e che sta cercando varie giustificazioni per una scelta terribile che potrebbe lasciare un grande segno negativo e che condizionerà tutta la vita. L’interrogativo che Andrea ha posto ai ragazzi è stato il seguente: “Ma a 23 anni dove sono maturità e responsabilità delle scelte operate? Certi sì e certi no condizioneranno tutta la vita, il benessere o il malessere spirituale. E una volta compiuti certi passi è assai difficile, a volte impossibile, tornare indietro senza alcuna conseguenza”.

Ha inoltre ricordato che “la superficialità e la faciloneria del nostro tempo, si sta pagando con un uso impressionante di anti-depressivi e ansiolitici che tentano di mascherare un malessere sempre più profondo. Anche se alcune scelte sembrano sul momento le più facili, le più immediate, le più gettonate, quindi apparentemente le “migliori”, in realtà esse segneranno in modo indelebile una parte di noi che, come nel caso sopra citato, non ci SARÀ PIÚ!”.

Di qui l’invito a fermarsi e riflettere attentamente prima di agire, e poi scegliere solo quei valori che potranno rendere bella la nostra vita e capace di maturità. La fede è un’ottima compagna di viaggio per non smarrire mai la strada giusta.

Dopo una mezz’ora circa Andrea ha salutato gli alunni in quanto è suonata la campanella di fine lezione. Grazie di cuore Andrea, da parte di don Eligio e di tutti i ragazzi e le ragazze di 3^ I/M che hanno avuto la possibilità di ascoltarti. Faremo tesoro dei tuoi insegnamenti. Buona missione.


Aggiunto: Marzo 15, 2015
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Messaggio
LA RETE DEL REGNO DI DIO RACCOGLIE OGNI GENERE DI PESCI

“Quando è piena, i pescatori la tirano a riva e poi, sedutisi, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti” (Mt 13,47-50).

Gli incontri di preghiera e formazione GAM continuano puntualissimi ogni mercoledì sera. Il giorno 11 marzo 2015, il nostro caro Andrea D., capogruppo, dopo un’altra consueta giornata di impegno lavorativo, si è reso disponibile a pregare e approfondire con i ragazzi del gruppo la parabola della rete gettata nel mare. E' stata anche l'occasione per spiegare, soprattutto ai nuovi ragazzi, che cosa sono le “missioni nelle famiglie dei comunicandi e dei cresimandi” e per fare una panoramica su come si usa il materiale GAM.

Un incontro di per sé molto semplice, ma contemporaneamente molto importante perché, da una parte ha spiegato COME si svolge la missione di evangelizzazione nello stile GAM, dall’altra ha trattato CHE COSA il giovane GAM è chiamato ad annunciare. In altre parole, Andrea ha ricalcato l’insegnamento del Papa quando dice che i nostri tempi richiedono un rinnovato impulso missionario. Ascoltiamo il suo insegnamento trasmesso nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium: “Evangelizzatori con Spirito significa evangelizzatori che pregano e lavorano. Dal punto di vista dell’evangelizzazione, non servono né proposte mistiche senza un forte impegno sociale e missionario, né i discorsi e le prassi sociali e pastorali senza una spiritualità che trasformi il cuore. Tali proposte parziali e disgreganti raggiungono solo piccoli gruppi e non hanno una forza di ampia penetrazione, perché mutilano il Vangelo. Occorre sempre coltivare uno spazio interiore che conferisca senso cristiano all’impegno e all’attività. Senza momenti prolungati di adorazione, di incontro orante con la Parola, di dialogo sincero con il Signore, facilmente i compiti si svuotano di significato, ci indeboliamo per la stanchezza e le difficoltà, e il fervore si spegne. La Chiesa non può fare a meno del polmone della preghiera”( E.G. 262).

Ed ora ecco alcuni pensieri espressi dai ragazzi dopo la parte trattata da Andrea.

IOSIF: Come vivremo la nostra vita? In base alle scelte che opereremo! In base a queste punteremo al giusto guadagno frutto delle fatiche missionarie. Se punteremo al Paradiso, faremo un determinato tipo di scelte. Se punteremo solo alle realtà della terra, ne faremo altre, di un genere abbastanza diverso. A noi la scelta! Impegniamoci a vivere in grazia di Dio perché questo è quello che conta! Il resto viene da sé.

FABRIZIO R.: Noi siano chiamati a trasmettere la Parola di Dio incuranti se questa viene accolta o meno. Nostro dovere ed esigenza è l’annuncio. Il resto lo fa la libertà del singolo illuminata dalla Grazia di Dio. Siamo chiamati a trasmettere la Parola di Dio in tutti i modi, con la vita stessa in modo particolare, attraverso i piccoli gesti di ogni giorno, aiutati e sostenuti anche dai forti contenuti che ci offre il nostro cammino di gruppo.

SIMONE: La nostra entrata nel Regno di Dio dipenderà molto da come ci comporteremo e opereremo finché siamo in cammino quaggiù. Se avremo operato il bene, sicuramente andremo ad occupare il posto che Gesù ha preparato per noi fin dall’eternità. Se invece avremo “giocato” con il tempo e con le offerte del Signore, ci attende purtroppo la realtà dell’inferno. Vivere vuol dire scegliere! Dio non può e non vuole fare la nostra parte. Tocca a noi, aiutati da Lui.

LORENZO: Sì, è vero, la rete del Regno di Dio accoglie tutti e desidera che ognuno di noi si salvi. Sta a noi decidere dove vogliamo andare.

MATTIA M.: Dentro questa rete ci saremo anche noi, sia se avremo scelto di operare il bene, sia se avremo scelto di operare il male. Alla fine sarà il Signore, aiutato dai Suoi angeli, a fare la cernita, ma sempre in base alla libera volontà con la quale noi avremo scelto.

RICCARDO: Ogni giorno è un giorno buono per partecipare a questa “pesca” interessante! Quando arriverà la fine della giornata ci sarà la cernita, solo allora si rivelerà la bellezza delle promesse fatte da Gesù. Intanto, ogni giorno è una rinnovata occasione per gettare la rete e invitare TUTTI i pesci ad entrarvi. Essa non è una “trappola” ma un luogo sicuro dove TUTTO viene valorizzato. E' anche luogo di giustizia perché là il Signore valorizzerà la nostra fedeltà e premierà la pazienza di non avere ceduto davanti alle lusinghe del mondo.

LUIGI: Questa parabola assomiglia molto a quella del grano buono e della zizzania. Entrambe sottolineano la necessità di stare dalla parte del grano buono o dei pesci buoni. La giornata equivale all’intero corso della vita, ma è solo alla fine di essa che verrà scelto chi avrà meritato la ricompensa eterna. Noi continuiamo a camminare nella speranza, nella pazienza e nella certezza che le Parole di Gesù sono Via, Verità e Vita.

ANDREA: La scelta la facciano noi “pesci”, e ogni scelta, secondo lo spirito con cui la faremo, contribuirà a renderci un po’ più buoni o un po’ più cattivi. Sarà alla fine della giornata della vita che si tireranno i conti, e voi siete in quella fase della “giornata” dove state gettando le fondamenta della vita in vista dell’eternità.

Dopo questa condivisione della Parola ascoltata, meditata e pregata attraverso il Cuore Immacolato di Maria, alle new entries Mattia M., Riccardo, Lorenzo e Simone P., abbiamo chiesto di condividere con il resto del gruppo la bellezza di questi loro primi passi.

MATTIA: Sono ancora poche le volte che ho partecipato agli incontri del GAM per poter esprimere un parere un po’ più completo e non ho l’esperienza degli altri gruppi oltre a questo. Tuttavia quello che posso dire è che in questi primi incontri ho potuto sperimentare un calore tutto particolare, diverso da quello che trovi al di fuori. L’accoglienza che mi avete sempre riservato è stata straordinaria, come se mi conosceste da sempre, come se fossi sempre stato con voi a questi incontri. Il mio parere, perciò, non può che essere positivo.

RICCARDO: Condivido anch’io quanto ha detto Mattia. Qui si sente molto la presenza dello Spirito Santo, qui si prega intensamente anche quando di pensa di parlare solamente. Anche per me il parere è più che positivo. Sono contento di poter partecipare a questi incontri.

LORENZO: Quando vengo qui sto bene! Questo posto non è come gli altri posti, ad esempio come la scuola nell’ora di religione, e neanche come la chiesa. Qui si può condividere quanto si ascolta e si impara, che, da quanto ho capito, poi si evangelizza al di fuori. Sono molto contento di avere accolto l’invito a partecipare a questi incontri.

SIMONE: Vengo al gruppo perché mi piace ascoltare i pensieri che qui si condividono, così come mi attirano i vostri volti puliti. Queste due componenti mi indirizzano sulla strada più giusta e, ogni volta che vengo all’incontro, cerco di migliorare ancora di più.

Andrea, il capogruppo, chiude così l’incontro: “Sono contento di questi vostri pareri perché essi sono la conferma che la nostra cara Celeste Condottiera sta lavorando sempre bene! Vincere un po’ alla volta la vostra timidezza, sarà un impegno costante che vi renderà sempre più decisi; crescerete insieme non alla scuola delle “parole”, ma a quella della “Parola”. Vi auguro un buon cammino e chiedo il vostro sostegno nella preghiera. Grazie di esistere.

“Dio è un alchimista stupendo: dal fango fa scintillare la perla. Chiunque cerca Dio lo trova presente nella Sua Parola e nell’Eucaristia. Io Sono colui che Sono, qui, per te!” (don Carlo).


Aggiunto: Marzo 15, 2015
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